Drammatico, Recensione

IL DIARIO DI UNA CAMERIERA

Titolo OriginaleLe journal d’une femme de chambre
NazioneFrancia
Anno Produzione1964
Durata97’

TRAMA

1929: la nuova, altezzosa e scaltra cameriera di una ricca borghesia di campagna è Celestina. Suo padre è feticista, la figlia frigida e suo marito affamato. Il servo pedofilo non è da meno.

RECENSIONI

Il romanzo di Octave Mirbeau (1900) era stato già portato sullo schermo da Jean Renoir nel 1946: Bunuel e Jean-Claude Carrière, alla prima collaborazione (il co-sceneggiatore interpreta anche perfidamente il parroco, nel dialogo con la moglie frigida più allusivo e osceno) lo spostano nel 1928, nel pieno del trionfo delle ideologie fasciste. Il padre feticista fa leggere alla cameriera un passo di Joris-Karl Huysmans (da “A ritroso”) che dice “Occorre molta buona volontà per ritenere che le classi dirigenti siano rispettabili e le classi subalterne siano degne di pietà”: se antiborghese, in vari modi, Bunuel lo è stato sempre, in questo caso non salva nessuno (servo e sacrestano sono attivisti antisemiti).

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