TRAMA
Cittadina di provincia: alcune lettere anonime, firmate “Il Corvo”, denunciano la relazione fra un ginecologo e la moglie d’uno psichiatra.
RECENSIONI
L'uccello della maldicenza possiede una piccola cittadina, scoperchia i sassi e scatena l'odio misto a violenza. Le parole feriscono più delle spade; gli spioni, gli impiccioni, i moralisti e gli ipocriti cercano un capro espiatorio alle proprie coscienze sporche, trovandolo in un uomo integerrimo, poco indulgente e poco simpatico che crede, illuso, di poter sfuggire alla dilagante corruzione degli animi, al clima di sospetto, agli scheletri nell'armadio. Clouzot, impietoso, non salva nessuno, tantomeno i bambini, gli innamorati, gli uomini di scienza al di sopra delle parti. Però prova pietà. Gioca d’effetto (con qualche effettismo), soprattutto verso il finale, con l'intento di macchiare di colpe i "sopravvissuti", ben lungi dallo stemperare il clima angoscioso con una sana quanto fittizia venatura salvifica o buonista. L'intento di tutto il suo cinema della "crudeltà" è stato quello di porre lo spettatore di fronte all'orrore, per accettarlo e somatizzarlo come qualcosa d'inevitabile, necessario alla presa di coscienza, alla maturazione, a fare giustizia… sommaria (non lo è sempre? Vedere la vendetta della madre), al rifiuto del manicheismo (splendida la scena allegorica della lampadina) che traccia con superbia i confini fra il Bene e il Male. Anche il suo protagonista deve "crescere", guardare con gli occhi dell'anima e non con quelli della razionalità che isolano dalla verità e si fidano troppo delle apparenze. Se c'è da avere paura di qualcuno, è della furia delle folle isteriche, ma la colpa è un patrimonio comune. Ironia della sorte, le malelingue, all'uscita del film, accusarono Clouzot e lo sceneggiatore Louis Chavance di collaborazionismo, a causa della produzione tedesca e del poco onorevole ritratto che l'opera restituiva dei francesi (ma Clouzot parla di umanità, non di Francia). La pellicola fu bloccata per due anni e gli autori vennero sospesi. Paradossale? Non più del fatto che questo giallo allucinato e beffardo è tratto da un fatto di cronaca, il "Caso Tulle". Delazioni, paure.

