TRAMA
1938: suo ex-studente, Marcello Clerici giunge a Parigi per assassinare un professore antifascista per conto della polizia segreta. Lo avvicina insieme e conosce sua moglie Anna, che non si fida di lui.
RECENSIONI
Opera tratta dal romanzo di Moravia (1951), rielaborata personalmente (con il beneplacito dello scrittore) in una sceneggiatura più complicata-intellettualistica che complessa, ma di sicuro fascino per l'atmosfera crepuscolare e morbosa che diventa lo specchio di un male di vivere, figlio del conformismo alle regole in una società che ad esse sfugge. Il conformista, descritto anche con brani sul suo passato, non mostra emozioni, s’esprime solo attraverso il dominio, agogna la “vita normale”, la persegue reprimendo i propri istinti (latente omosessualità, prevaricazione delle donne), seguendo i dictat borghesi e di regime (vedi il matrimonio di facciata) e riesce a sopravvivere, indenne (nel romanzo non è così). Buon successo di pubblico che ha attirato le attenzioni, dopo quattro lungometraggi, su di un regista figurativamente e cinematograficamente colto, che cerca nelle ambientazioni l’evocazione di un sentire (la parte iniziale girata all’EUR per il fascismo: Parigi è il suo contrario), cita Godard (Le Petit Soldat, per bocca del personaggio del professor Luca Quadri, suo alias sin dall’indirizzo e numero di telefono) e Magritte (l’amplesso fra Giulia e Marcello sul treno). Per la distribuzione nei cinema fu tagliata la sequenza del “ballo dei ciechi” della versione presentata al Festival di Berlino. Dominique Sanda e Stefania Sandrelli ballano già…il Tango nel cinema di un autore che, attraverso il sesso e il mélo, ha sempre fatto politica (o viceversa).

