
(dal 1° maggio al 31 luglio 2025)

Si è conclusa la stagione 2024/2025 che segue, come sempre, l’anno scolastico e non quello solare. Negli ultimi tre mesi il box-office è andato sulle montagne russe, con un ottimo maggio, il mese di giugno in profondo rosso e luglio in grado tutto sommato di reggere il confronto con un 2024 in cui Inside Out 2 si imponeva con incassi multimilionari. Ma com’è andata nel complesso in questo trimestre?
Ecco alcuni punti all’attenzione:
- Cinema Revolution si è rivelato fallimentare. L’iniziativa sostenuta dal MIC (Ministero della Cultura) che prevede metà biglietto (€ 3,50) a carico del governo per i film italiani ed europei per tutto il periodo estivo è stato infatti un buco nell’acqua. Se il box-office ha tutto sommato retto il fisiologico calo del periodo è perché sono usciti moltissimi blockbuster statunitensi (a prezzo pieno), mentre l’offerta italiana ed europea è stata scarsissima, pochissimo pubblicizzata e senza titoli di richiamo. La vera Revolution sarebbe fare uscire un film di Checco Zalone a luglio, non piccoli film che nessuno conosce e che, senza uno straccio di marketing a supportarli, nessuno attende.
- Il cinema italiano nel complesso, estate a parte, se l’è cavata più che dignitosamente. Esiste una controinformazione online che si ostina a sparare a zero sulla produzione nazionale. Parole spesso caustiche che ripetono i soliti ritornelli senza però il supporto di una cosa fondamentale: la visione dei film. In rete è un pullulare di sentenze che bypassando i numeri, nel complesso positivi, si basano su pareri personali vecchi come il cucco e infieriscono su un cinema che in questi ultimi anni, nonostante problemi di ogni tipo, che ci sono, ha comunque cercato di trovare una sua voce spaziando tra i generi e non affidandosi esclusivamente alla commedia o ad autori consolidati. Una strada lunga e in salita che però quest’anno ha dato soddisfazioni. Quattro titoli italiani in top-10 sono un risultato importante da non liquidare frettolosamente.
- Alcuni generi in sala faticano più di altri. Se infatti horror e grandi produzioni (quasi esclusivamente statunitensi) tutto sommato ce la fanno, le commedie e i thriller ormai sono attesi per lo più in rete, come se la sala cinematografica fosse riservata unicamente a ciò che è super spettacolare, in grado di dare un senso alla visione collettiva (la paura condivisa è amplificata e rassicurante), o importante (o ritenuto tale), e come se generi per loro natura votati al mero intrattenimento, appunto commedie e thriller, non fossero considerati degni di un grande schermo per essere fruiti.
- Eventi e riedizioni hanno un peso sempre maggiore, anche se l’ultimo trimestre ha avuto un calo nei relativi numeri dovuto a un’offerta decisamente più limitata.
- I cinecomic vivono un momento di stanca. Quelli usciti in questa stagione sono vittime della sindrome della “seconda settimana”; anche chi è partito più che bene, infatti, al secondo week-end, soprattutto negli States, ha avuto cali importanti, intorno al 60%, spesso anche di più, a dimostrazione di come oltre all’ampia nicchia di fedelissimi che accorre in massa nei primi giorni di programmazione, non ci sia più un pubblico generalista interessato a eroi in calzamaglia decisi a salvare il mondo a suon di sganassoni. Forse bisognerebbe prenderne atto.
- La tendenza a eventizzare tutto ha messo a rischio la sopravvivenza del cinema medio, quello che non urla, lontano dai superlativi, ma in grado di farti trascorrere una bella serata. Sempre più scarsa, infatti, l’offerta in tal senso.
- L’offerta estiva è stata a senso unico, un tempo andava in vacanza il cinema dei grandi numeri, adesso ad andare in vacanza è quello dei piccoli numeri. Per quanto i confini siano sempre pià sottili, i blockbuster sono stati tanti, il cinema d’autore è invece arrivato con il contagocce e una parte del pubblico non ha trovato film da vedere con una programmazione monotematica fatta per lo più di film per famiglie, cinecomic e giocattoloni. Un vero peccato perdere una parte di pubblico, tra l’altro fedelissimo alla sala.
- C’è ancora chi si lamenta del prezzo del biglietto, eppure tutte le sale hanno ormai tessere in grado di fidelizzare lo spettatore abituale. I biglietti più costosi, anche nell’ordine di 12 e passa euro, sono quelli dei multiplex, ma anche loro offrono scontistiche di ogni tipo. E comunque il cinema resta l’intrattenimento che meno è aumentato nel corso degli anni. Continuo a ricordare che l’ultimo biglietto in lire, quindi circa cinque lustri fa, costava 14.000 lire, circa 7 euro, e oggi il biglietto medio è di poco superiore. Quale altra cosa negli ultimi 25 anni è aumentata così poco? Provate a mangiare una pizza margherita con 6.000 lire (3 euro), o un primo con 10,000 lire (5 euro), per non parlare di tutto il resto. Quindi basta toni vittimistici su quanto sia caro andare al cinema. Occorre trovare la formula giusta per le proprie esigenze e se si è spettatori non abituali ci sta pagare un prezzo pieno più alto. Si potrebbe invece fare qualcosa di più per le famiglie, con anche formule innovative, tipo per i Me contro Te prezzo pieno per i bimbi e ridotto per gli adulti.
Ma entriamo nel vivo dando un’occhiata ai numeri dell’ultimo trimestre che completano i risultati dell’intera stagione:

BOX OFFICE DAL 1° AGOSTO 2024 AL 31 LUGLIO 2025
Posizione – Film – Incasso – Presenze
1 MUFASA: IL RE LEONE – € 22.245.151 – 2.879.738
2 LILO & STITCH – € 22.131.561 – 3.153.771
3 OCEANIA 2 – € 21.304.216 – 2.893.946
4 FOLLEMENTE – € 17.792.490 – 2.448.974
5 CATTIVISSIMO ME 4 – € 17.699.943 – 2.585.974
6 DIAMANTI – € 16.262.610 – 2.272.802
7 UN FILM MINECRAFT – € 11.969.744 – 1.588.027
8 IL RAGAZZO DAI PANTALONI ROSA – € 10.047.659 – 1.649.802
9 JURASSIC WORLD – LA RINASCITA – € 9.850.379 – 1.230.126
10 IO SONO LA FINE DEL MONDO – € 9.725.986 – 1.264.240
Rispetto alla stagione precedente è mancato l’asso pigliatutto, il film che tutti ma proprio tutti hanno voluto vedere in sala. Non c’è stato, quindi, un nuovo Inside Out 2 (46,5 milioni di euro), ma l’animazione e suoi derivati si sono ripartiti su più titoli con una tripletta family made in Disney a occupare il podio. Come incassi la spunta per pochissimo Mufasa: il re leone, superato però come spettatori dal fenomeno primaverile Lilo & Stitch, seguito a sua volta da Oceania 2 che ha fatto sfracelli a fine 2024. Un’offerta dedicata alle famiglie che ha dominato il box-office stagionale grazie anche al fenomeno estivo Cattivissimo me 4, in grado di fare numeri importanti nel mese di agosto già a partire dalle anteprime (ciò che sta mancando quest’anno).
Più trasversali Un film Minecraft e Jurassic World – La rinascita che abbracciano non solo il pubblico delle famiglie ma anche nostalgici, videoludici e chi appena sente parlare di dinosauri non resiste al richiamo.
Le due new entry del trimestre, Lilo & Stitch e Jurassic World – La rinascita, fanno uscire dalla top-10 Il gladiatore 2 (€ 9.622.593) e Io e te dobbiamo parlare (€ 9.490.745).
L’Italia non sfigura con ben quattro titoli, diversissimi tra loro e cartina di tornasole della voglia del pubblico di trovare un prodotto nazionale in cui riconoscersi o con cui confrontarsi. Follemente, uscito in pieno inverno, è il più visto, seguito da Diamanti che ha infiammato il Natale. Se per questi due titoli era prevedibile un buon riscontro, diverso il discorso per gli altri due titoli presenti in top-10: Il ragazzo dai pantaloni rosa è il vero outsider, cresciuto grazie alla strategia di proporlo nelle scuole e al passaparola, ma anche il debutto di Angelo Duro con Io sono la fine del mondo era un salto nel vuoto: quanti sono i passaggi dal piccolo schermo (in questo caso anche dal teatro) a quello del cinema che si sono rivelati buchi nell’acqua? Invece il pubblico, grazie anche al supporto distributivo e a una strategia di marketing che si è rivelata vincente, ha risposto con entusiasmo. I film possono piacere o non piacere, ma sottovalutarne l’impatto sul pubblico liquidandoli frettolosamente non aiuta la comprensione, né dei film stessi, né del fenomeno sociale a cui hanno dato vita.
Nel complesso una classifica che mostra una inaspettata vitalità per il cinema nazionale, rischiando di adombrarne i problemi con la scusa che i risultati per alcuni film ci sono stati, e una certa pigrizia di fondo complessiva, con il dominio del noto sulle novità che faticano sempre di più a imporsi. Tutti si dicono stanchi di franchise, sequel e spin-off, ma perché alla fine andiamo a vedere solo quelli? C’è da pensarci su!
Andiamo a questo punto nel dettaglio dei singoli mesi. Ricordo, come al solito, le preziose fonti: Cinetel, Cineguru, Boxofficemojo, Anec, AudiMovie, Cinema in sala e l’esercente Flavio Baldoni. Gli incassi sono al 31 luglio 2025, o alla data più vicina, e sono specificati tra parentesi, dopo il titolo del film o nei riquadri riepilogativi.

MAGGIO 2025
Incassi +30,99%, biglietti venduti +30,53% (ma -28,2% sulla media biglietti venduti nel triennio 2017-2019)
Quote di mercato: U.S.A. 42,75% e Italia 37,36%
Al top delle distribuzioni c’è Walt Disney

Maggio fa il botto grazie soprattutto al successo colossale di Lilo & Stitch. La versione live-action del 42º Classico Disney, innocuo ed esente da polemiche come è invece accaduto in via preventiva per il live-action di Biancaneve, furoreggia in tutto il mondo e supera in scioltezza il miliardo di dollari complessivo. Thunderbolts* fa numeri importanti, ma da film medio e non da blockbuster come a livello distributivo si pone, confermando la fase di stanca dei supereroi al cinema. Sottotono anche Mission: Impossible – The Final Reckoning che in Italia va peggio che altrove e segna il risultato più basso della saga che fino ad ora aveva sempre avuto numeri superiori, almeno, ai 5 milioni di euro; un andamento in controtendenza rispetto al resto del mondo dove, invece, ha superato il precedente Mission: Impossible – Dead Reckoning Part One (596,5 milioni di dollari contro 571,1). L’Italia si distingue grazie a Fuori (€ 1.891.955) che esce in contemporanea con il Festival di Cannes e permette a Mario Martone di ottenere il suo maggiore successo commerciale dopo l’irraggiungibile Il giovane favoloso (6,1 milioni di euro). All’opposto invece Wes Anderson, il cui La trama fenicia (€ 1.116.202), anche lui proveniente da Cannes, segna un calo di interesse rispetto agli standard del regista statunitense (l’ultimo Asteroid City, già in fase calante, aveva incassato 1,7 milioni di euro). Tra gli horror del mese, il migliore risultato è per Final Destination Bloodlines (€ 1.368.010), con un riscontro, però, decisamente inferiore rispetto al resto del mondo. L’incasso globale di 285,3 milioni di dollari è infatti il migliore del franchise. Per restare all’horror, poco fermento intorno a L’esorcismo di Emma Schmidt – The Ritual (€ 655.393) e Werewolves (€ 120.843). Accoglienza tiepida anche per Black Bag (€ 974.030) che nonostante regia e cast prestigiosi fatica a trovare il suo pubblico e appartiene a quel cinema medio in evidente difficoltà. In affanno gli altri film italiani in circolazione, spesso affossati dal poco felice connubio “ampio numero di sale”, ma “zero marketing”. E’ il caso di Paternal Leave (€ 327.191 in 156 copie), Ho visto un re (€ 136.400 in 266 copie) e Storia di una notte (€ 119.497 in 191 copie). Debole il d’essai con Ritrovarsi a Tokio, Bird e Scomode verità che incassano tutti meno di 200 mila euro.

GIUGNO 2025
Incassi -30,44%%, biglietti venduti -27,98%
Quote di mercato: U.S.A. 42,26% e Italia 33,61%
Wald Disney sempre prima come distribuzione
Mese inevitabilmente penalizzato, perché si scontra con un 2024 in cui usciva Inside Out 2 che faceva sfracelli. Percentuali quindi in sostanzioso calo. Il film più visto di giugno è il live-action di Dragon Trainer (€ 8.880.039), seguito da F1 (€ 5.333.285) che si rivela il più grande successo cinematografico di Apple di sempre. A distinguersi positivamente è anche 28 anni dopo (€ 1.610.123) che segna il ritorno di Danny Boyle alla saga horror cominciata nel 2002 con 28 giorni dopo. Vari i film che deludono le attese, a cominciare da Elio (€ 2.634.204), molto al di sotto dei numeri a cui ci ha abituati la Pixar, per proseguire con Ballerina (€1.110.812) che dimostra la fragilità del franchise John Wick senza Keanu Reeves come protagonista assoluto e non solo in partecipazione speciale. Non ingrana nemmeno Karate Kid: Legends (€ 1.013.076), mentre M3gan 2.0 (€ 270.400) è un vero e proprio flop, globale tra l’altro (solo 39 milioni di dollari in tutto il mondo dopo che il primo film ne aveva incassati 180). Il d’essai si distingue grazie a due titoli che riescono a imporsi, nonostante una distribuzione non capillare, attraverso un contagioso passaparola che gli consente una lunga tenitura: Tre amiche (€ 354.990) e Il maestro e Margherita (€ 377.498). Italia non pervenuta o quasi. Il maggiore successo è Come fratelli, uscito a fine mese, che arriverà a fine corsa con un totale di appena € 198.981.
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LUGLIO 2025
Incassi -2,31%, biglietti venduti-7,13% (ma spettatori in aumento del 79,47% sul 2022 e del 31,6% sulla media del triennio 2017-2019)
Quote di mercato: U.S.A. al 41,30% e Italia al 30,46%
Walt Disney continua a essere la prima distribuzione
A livello annuale il bilancio, anche se solo per un soffio, è positivo: +2,26% come incassi e +0,96% come presenze.

Luglio regge il difficile confronto con il 2024, in cui il mese cominciava con il prosieguo del successo di Inside Out 2 e si concludeva con il forte esordio di Deadpool & Wolverine, grazie a una raffica di blockbuster in rapida scansione settimanale. Lo scettro va a Jurassic World – la rinascita (€ 9.850.379), l’unico titolo davvero trasversale tra quelli proposti, mentre sia I fantastici 4 – gli inizi (€ 6.061.748) che Superman (€ 5.038.999) ottengono numeri importanti ma lontani dai fasti del passato, in cui i Cinecomic spopolavano. Il pubblico non cede alla nostalgia di So cosa hai fatto (€ 675.313), il cui capostipite è stato promosso cult un po’ troppo in fretta, e butta un occhio, ma non di più, a Presence (€ 443.541). Niente da fare per il cinema italiano: Unicorni (€ 142.144), unico titolo nazionale non buttato allo sbaraglio (ha aperto il Giffoni Film Festival), è il miglior risultato del mese, mentre le altre uscite sono disertate, da Albatross (€ 34.083 in 115 sale) a Paradiso in vendita (€ 8.742 in 66 sale). Anche il d’essai stenta. Il miglior risultato è per 100 litri di birra (€ 98.946), Una sconosciuta a Tunisi (€ 68.343) fa quel che può, mentre El Jockey (€ 39.854) e The End (€ 51.430) non ingranano.

Per questo quarto trimestre e questa stagione è tutto, ma mentre si pensa al passato il futuro è già dietro l’angolo, con Venezia che scalpita con il suo ricchissimo programma. Che il cinema sia sempre con noi, e noi dalla sua parte. Amen.
