TRAMA
Irene e Oliver si conoscono allo zoo e si sposano. La donna, che ha origini nell’Europa dell’Est, è però convinta di essere vittima di una maledizione che potrebbe trasformarla in pantera. Interviene uno psichiatra.
RECENSIONI
Prima prova del produttore Val Lewton, riscoperto in seguito e divenuto leggendario per l’originale visionarietà orrifica che ha profuso nelle sue pellicole in bianco e nero: suggerita, evocata, allusiva, esotica ed esoterica, sensuale e costruita su ombre, nebbie, rumori. Poeta, scrittore di romanzi dietro pseudonimi (suo il racconto su cui è basata questa sceneggiatura di DeWitt Bodeen), era stato assunto dalla RKO per produrre film horror a basso costo (sfornò undici opere per la casa, fra il 1942 e il 1946): il suo team era composto da Jacques Tourneur, Bodeen, il direttore della fotografia Nicholas Musuraca, il montatore Mark Robson e, in seguito, Robert Wise. Tourneur, con cui aveva già lavorato in Le Due Città quando entrambi erano sotto contratto di David O. Selznick, è sicuramente il regista che ha saputo tradurre meglio le sue idee, e quest’opera resta il capolavoro di entrambi, fonte di ispirazione per molti registi a seguire (Scorsese compreso, che lo adora). Testo e immagini hanno una forte connotazione erotica (che il rifacimento di Paul Schrader porterà molto più in superficie): Irene teme la maledizione che potrebbe seguire a un bacio (= sesso), trasformandosi in una pantera (= selvaggia libertà sessuale), ma è il non detto, l’insinuato e l’omesso (anche figurativamente) a farne un piccolo gioiello che esalta l’irrazionale. Indimenticabile la sequenza notturna in piscina per ciò che di ancestrale, con il gioco di luci di Musuraca, riesce a evocare.

