TRAMA
Royal Tenenbaum e la moglie Etheline hanno tre figli, di cui un’adottiva, dotati e brillanti. I cuccioli Tenenbaum fanno della loro diversità il loro fregio, e conquistano successi e popolarità in età ancora puberale. Tuttavia, vent’anni dopo, l’incredibile famiglia è spaccata, ed i tre geniali Tenenbaum si rivelano creature fragili ed incapaci di affrontare la vita…
RECENSIONI

L’Orgoglio degli Amberson (o Julien Donkey-Boy) secondo Wes Anderson: stesso inizio con voce fuori campo che introduce i personaggi, sebbene qui il regista li distingua con uno strumento musicale come la favola “Pierino e il lupo” musicata da Prokofiev. Quel che incanta da subito, nell’universo genialmente fantasioso del regista, è la cura maniacale ed espressiva del dettaglio, ad esempio: i Tenenbaum vestono solo anni settanta, per dire che “sono rimasti indietro”; la presenza di un beagle e di una canzone da un lungometraggio televisivo di Charlie Brown dichiara che lo stile, il “mood” della pellicola è preso a prestito dal mondo di Schultz (ma anche da La Famiglia Addams: famiglie che vivono in mondi paralleli); nonostante le tematiche depressive, gli interni hanno colori squillanti-pop iperrealisti, mentre didascalie, divisione in capitoli, musiche anomale e flashback contribuiscono a comporre figure da ilare cartone animato. Centrale, nella poetica di Anderson, è il rapporto padri/mentori-figli: per quanto la divertita ferocia renoiriana da La Regola del Gioco non manchi, il regista è più interessato ai legami affettivi ed ai sentimenti coinvolti, uguali per tutte le classi. In questo quadretto parentale dove, paradossalmente, tutti sono “pecore nere”, le situazioni sono grottesche ma le riflessioni sottese sono molto più ponderate e argute che in apparenza: e non è facile restare così in equilibrio fra tenerezza, bizzarria e buffoneria.

