Bellico, Recensione

I 7 SENZA GLORIA

Titolo OriginalePlay dirty
NazioneU.K.
Anno Produzione1968
Genere
Durata116’

TRAMA

Seconda Guerra Mondiale, Africa: un capitano inglese con principi etici viene messo a capo di un commando cinico e spietato di ex-galeotti, per sabotare una base tedesca che custodisce il carburante per Rommel.

RECENSIONI

Il titolo italiano e l’idea di partenza (un commando formato da tipi poco raccomandabili) ricordano Quella Sporca Dozzina di Robert Aldrich di due anni prima ma il film dell’ungherese De Toth (dal ’41 a Hollywood) ha una dignità tutta sua: teso ed emozionante come bellico ambientato nell’inospitale deserto africano (Spagna, in realtà), gioca le sue carte nella competizione per la leadership fra due caratteri, quello cinico di Nigel Davenport e quello del giovane Michael Caine (nel periodo in cui si truccava labbra e palpebre), comportamento morale contro disumanità. La suspense, quindi, è data sia dallo sparuto manipolo di uomini in terra nemica, sia dalla strenua lotta del “Bene” fra le belve (la barbara scena del tentato stupro nei confronti dell’infermiera tedesca: come anni sessanta volevano insegnare, la donna sa difendersi). Il film conta anche su di una sceneggiatura con efficace pamphlet antimilitarista che, con vena maggiormente ironica all’inizio (il comandante “eccentrico” che studia le tattiche delle battaglie cartaginesi; i due arabi omosessuali), passando per una parte centrale atta a restituire l’assurda crudeltà della violenza, giunge a un ferocissimo sarcasmo finale: è volto a dimostrare che la guerra, in quanto attività criminale, è affare di galeotti e assassini. Non c’è posto per i principi, gli eroismi moltiplicano solo le complicazioni, si gioca “sporco” (tradimenti, spietatezza, calcolo: il titolo originale) per vincere, e la beffa del destino è sempre in agguato (e arrivano i colpi di scena, senza pietà). Un film dimenticato e da rivalutare, anche alla luce dell’ottima messinscena del regista: da citare l’allegoria dello scorpione intrappolato fra le fiamme e il dettaglio della radio che trasmette i motivi musicali di moda fra le varie nazioni in guerra, fra cui ‘Lili Marlene’ e ‘Faccetta nera’.

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