TRAMA
Nero e vagabondo, Homer viene “incastrato” da cinque suore tedesche, che lo convincono a costruire per loro una cappella.
RECENSIONI
A volte un successo inatteso rovina le carriere: al secondo film per il cinema dopo il pregevole Una Faccia Piena di Pugni, Ralph Nelson ottiene popolarità (e Sidney Poitier vince l’Oscar) con un’opera che, invero, non la merita affatto. Se ne può desumere che tutte le opere successive da lui firmate siano state viste dalla critica con sospetto e, con piacere, (ingiustamente) snobbate. Il suo corpus filmico, invece, è uno dei più originali nel panorama hollywoodiano: si può essere “autori” senza sfornare (sempre) prodotti riusciti ma con un coerente tentativo di imprimere la propria personalità artistica alle opere. In questo caso, la sua azzardata formula che tenta di accostare tensione e commedia (a cui, in altre opere, unirà anche il romanticismo e vari meccanismi d’esaltazione emotiva) fa irrimediabilmente cilecca, l’aria sentimentale alla “miracle-man” è insopportabile, l’ironia non è divertente e l’apprensione del racconto non è coinvolgente. La poetica bizzarra che Nelson metterà in mostra in molte delle sue opere rovina un racconto valido di per sé, lo sviluppa male, lo priva di mordente e coerenza, senza focalizzarne i risvolti più interessanti. L’ingrediente più indigesto alberga nei rapporti interpersonali del tutto irrealistici e con caratteri superficiali, dal disegno senza misura, oltretutto stagliati in situazioni inverosimili o ingenue, nel vano tentativo di creare un’atmosfera di religiosa bontà. Nella Bibbia, il giglio del campo è il lavoro “gratuito”.

