TRAMA
La vera identità di Wulfgar, nome in codice di uno spietato terrorista, sta per essere scoperta: cambia volto con la plastica facciale e uccide chiunque potrebbe risalire a lui. Due neo-affiliati detective dell’Unità Anti Terrorismo sono sulle sue tracce.
RECENSIONI
Una vera mosca bianca: è un film poliziesco estremamente brutale, depurato a monte nell’uscita cinematografica ritardata di un anno e per i passaggi televisivi (con tagli che, nel memorabile finale, spiegano le ferite d’arma da fuoco maggiori dei colpi sparati), accurato nelle scene d’azione al contempo scenografiche e credibili, profondamente metropolitano nell’ambientazione e convincente nei profili psicologici. Difficile attribuirne il merito a Bruce Malmuth (che prese il posto di Gary Nelson dopo una settimana), esordiente nel lungometraggio, pluripremiato regista pubblicitario che, in seguito, non solo non bisserà il successo artistico di questa pellicola, ma nemmeno ci proverà. La fonte benefica è a monte: l’opera era stata concepita dallo sceneggiatore David Shaber come il terzo capitolo di Il Braccio Violento della Legge (ma Gene Hackman non era interessato), che resta il modello principale insieme a Serpico (su cui si modella il personaggio Deke DaSilva di Sylvester Stallone). Scritturando Stallone (che si è diretto nell’inseguimento in metropolitana quando Nelson fu licenziato), però, agli stilemi semi-documentaristici (il degrado urbano…) e alla scrittura nervosa del poliziesco moderno anni Settanta si è aggiunta una maggiore attenzione alla spettacolarità, mentre avvalersi dell’olandese Rutger Hauer, esordiente a Hollywood, ha contribuito alla definizione di un terrorista algido e sadico d’alta classe che, alla fine, è la carta vincente dell’operazione. Musiche di Keith Emerson con guest star “Brown Sugar” dei Rolling Stones e notevoli stunt.

