TRAMA
Lee è il più abile combattente della scuola Shaolin ed è mandato dal maestro e dal governo U.S.A. nell’isola di Han, per indagare sui suoi loschi traffici. Approfitta di un torneo di arti marziali, organizzato ogni tre anni.
RECENSIONI
Morto per edema cerebrale all’età di 33 anni, Bruce Lee era una star internazionale, entrata nell’immaginario collettivo della cultura di massa come Marilyn Monroe, James Dean ed Einstein. Se ne comprende il motivo guardando questo suo ultimo film, uscito postumo, in cui Hollywood finanzia tentando di impadronirsi dell’icona del cinema asiatico, in coproduzione con la mitica Golden Harvest di Raymond Chow e, non accreditata, la neonata Concord Productions dello stesso Lee (che voleva promuovere il vero spirito delle arti marziali, non solo un film d’azione). Permangono le maestranze locali e si gira a Hong Kong: Sammo Hung è il coordinatore degli stunt e, in persona, combatte contro Lee all’inizio. Il racconto è solo un pretesto per permettere alla star di mettersi in mostra, accanto a volti occidentali che siano di richiamo per chi, a Ovest, ancora non lo conoscesse (e probabilmente non ci si aspettava che l’esordio dell’afroamericano Jim Kelly, campione di karate shaolin-ryu, attirasse anche tanti neri al cinema). Il racconto vuole anche essere alla moda, quella dei film di spionaggio alla James Bond, ed ecco il villain Kien Shih con gatto in braccio e base segreta. Non importa: quando Lee è in scena, con quella sua tecnica coreografica-cinematografica micidiale e unica, è impareggiabile. Fisico teso, nervoso, colpi rapidissimi, versetti animali, sguardo folle e ghigno satanico dopo aver sferrato il colpo. E i ralenti aumentano la leggendarietà delle sue movenze. Bruce Lee ha scelto Robert Clouse come regista dopo aver visto una scena di combattimento nel suo Grande Caldo per il Racket della Droga: gira in pochissimi giorni e, anche grazie alla sceneggiatura con sale in zucca dell’esordiente Michael Allin, consegna un memorabile scontro finale nella sala degli specchi, stile La Signora di Shanghai, che tematicamente si ricollega al prologo, in cui il maestro esortava Lee a sconfiggere il nemico abbattendo le sue immagini. Chapeau. La versione uscita in Cina è più lunga di 10 minuti, il soundtrack funky di Lalo Schifrin è cool.

