Commedia, Recensione

HOBSON IL TIRANNO

Titolo OriginaleHobson’s choice
NazioneU.K.
Anno Produzione1954
Genere
Durata107’

TRAMA

Il vedovo Hobson è riverito e servito dalle tre figlie mentre va a bere con gli amici. Per non pagare le doti, proibisce loro anche il matrimonio. La maggiore si ribella e persuade un operaio del loro negozio di scarpe a sposarla e mettersi in proprio.

RECENSIONI

La fortunata commedia di Harold Brighouse del 1915 (“La scelta di Maggie”, già trasposta al cinema nel 1920 e nel 1931) è restituita da David Lean con il suo magnifico senso delle ambientazioni e delle inquadrature, stagliata in una Londra dell’ultimo decennio del 1800 che ricorda, in certi sprazzi, il suo Le Avventure di Oliver Twist, con lo straordinario servizio della fotografia di Jack Hildyard. Ma l’attrattiva principale sono la commedia e i suoi interpreti: fra usi e costumi maschilistici ottocenteschi desueti, era contemporanea la contrapposizione dei sessi, riproposta con il topos dell’uomo che bofonchia convinto di comandare e della donna che si fa valere nonostante l’apparente sottomissione. La “scelta di Hobson” del titolo originale, infatti, non è quella del tirannico capofamiglia, ma quella della figlia maggiore che dirige il negozio e ne condivide il cognome. Charles Laughton è un gigante nel rendersi insopportabile ma certo umorismo che lo riguarda è fuori contesto, nel momento in cui l’orrendo commento sonoro di Malcolm Arnold (da comica di Stanlio e Ollio, da clown del circo) irride anche i passaggi più drammatici, nella convinzione che possa far ridere uno Scrooge alcolizzato che vessa, inganna e schiavizza le figlie. Sono senz’altro cambiati i tempi, ma è netta la sensazione che la commedia non sia nelle corde del regista. In ogni caso, è John Mills a strappare un plauso per la sua prova, per il modo in cui recita l’ingenuo e instaura un rapporto con l’altrettanto brava Brenda De Banzie, decantando un amore che cresce basandosi sul reciproco rispetto e sull’effetto incentivante di due persone che migliorano la reciproca esistenza. Il senso degli affari e la capacità di giudizio di Maggie Hobson sono i motori della vicenda, intenta a schierarsi con il gentil sesso in un’epoca in cui era formalmente sottomesso.

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