TRAMA
Un apparente omicidio-suicidio in un pronto soccorso dell’ospedale porta a un’indagine da parte del medico di guardia, che rivela il piano di un pazzo produttore di giocattoli per uccidere quante più persone possibile durante Halloween.
RECENSIONI

A Tommy Lee Wallace piace così tanto Carpenter che, oltre a tenerselo come produttore esecutivo, gli lascia mano libera nella composizione delle musiche. Il modello c'è e si sente, non solo per le inconfondibili sonorità ossessive, tra cui le violente sottolineature per l'entrata in campo del pericolo, ma nell'ostentata scopiazzatura di certe marche tipiche del Maestro. Si alterna di tutto, dai felpati e inquietanti movimenti di macchina negli esterni, con inclusa l'ambigua funzione della soggettiva, allo spiazzante e umorale stemperamento del genere con toni più propriamente comici (in questo caso ad essere investiti platealmente sono i rapporti affettivi). Per non parlare dei temi proposti che consistono (forse) nel nucleo principale dell'omaggio (e dell'opera in quanto tale). Halloween III nella sua particolare volontà di distaccarsi dall'incubo Michael Myers, cerca infatti nella denuncia sociale un tono più esibito, ne trova la scusa per dare spessore ad una pedestre e mal sviluppata metafora sul potere manipolatorio dei media (e del sistema), il cui ripetitivo merchandising a quanto pare nasconderebbe un'ombra occulta, sacrificale, in linea anche questa con la centrale riflessione carpenteriana sull'origine del Male nell'uomo. Il messaggio è a dir poco esaustivo, sfugge progressivamente il mistero permettendo al protagonista , di fronte all'incredulità generale, di venire a conoscenza del piano, di carpirne ogni minima sfumatura e di tentare il sabotaggio. Ed esce fuori di tutto, in un miscuglio che rifugge istintivamente la credibilità della polemica anticapitalistica. Androidi killer, frammenti di una stele di Stonehenge come materia prima per uno stravagante plagio collettivo, la fantascienza, di colpo macchiata da un retrogusto splatter (la morte del bambino l'unica perla del film), rivendica una dimensione ludica fin lì assopita. Proseguono poi inarrestabili dei macroscopici colpi di scena per chiudere il cerchio (drammaturgico e non), premeditando uno scacco finale dal sapore di artificioso compiacimento. Tutto torna, miseramente.

