TRAMA
Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana… un gruppo di ribelli, guidati dalla principessa Leila, cerca di opporsi alle forze del Male guidate da Lord Vader. Aiuteranno lei ed i suoi sudditi il giovane Luke Skywalker, il vecchio cavaliere Jedi Obi-Wan Kenobi e il cacciatore d’oro Han Solo.
RECENSIONI
Questo gioiello naif fu, assieme al più filosofico "Incontri ravvicinati del terzo tipo", l'iniziatore di un nuovo tipo di fantascienza, insieme più fanciullesca ed avventurosa, più intimamente americana (l'universo non è altro che il mito del West ampliato su scala galattica). Lucas, geniale costruttore di mondi e sognatore astuto e conformista, ha riscritto la mitologia celtica medievale trasferendola nelle galassie; ha imbevuto la storia di citazioni e rimandi, alcuni dei quali ripresi quasi letteralmente (citazione della citazione) nel recente "Attacco dei cloni" (mi riferisco a quella da "Sentieri selvaggi" di John Ford); ha attinto dalle filosofie orientali e bergsoniane e le ha "fumettizzate" (rese cioè della consistenza e pregnanza filosofica di un fumetto); ha sublimato i contenuti e le forme dei vecchi B-Movies degli anni cinquanta rendendo raffinato cioè che è solo e comunque un gioco, per quanto stellare. I personaggi sono tipi fissi privi di sfumature, maschere immote divertenti e mitiche; la sceneggiatura, lineare, non dà adito a relativismi di sorta; i dialoghi sono limpidi, didascalici, pieni di battute da "sophisticated comedy" (mentre la mitica coppia di androidi sembra la versione meccanica di Stan Laurel e Oliver Hardy); il ritmo è incalzante. Il montatore, con una naturalezza esemplare, adatta a questa nuova realtà galattica la lezione griffithiana del montaggio parallelo. Oggi, pur continuando a divertirci di fronte alle imprese di questi eroi senza macchia o macchiati dal male (nel mezzo c'è il vuoto dei buchi neri), non possiamo non rimpiangere la perfezione di questa macchina spettacolare e, già allora, ipertecnologica.

Primo di una saga fantascientifica di fama imperitura, ha posto anche le basi produttive, insieme a Lo Squalo di Spielberg, di tutto il cinema commerciale a seguire, che non potrà più fare a meno di effetti speciali (qui di John Dykstra), commento sonoro alla John Williams, gadget a corredo (e merchandising di una fiaba mitologica), riproduzione in serie A di stilemi del glorioso cinema di serie B (= nasce il blockbuster). Non è solo una questione estetica, ma culturale: ha sdoganato, anche presso gli adulti e per il cinema “adulto”, i modi e i racconti di un cinema di solito riservato all’adolescenza. Ogni sua componente è memorabile ma, dovendo scegliere, la trinità è composta dal personaggio sbruffone di Harrison Ford, da quello di Darth Vader (Lord Fener in Italia) e dalla scena dell’attacco alla Morte Nera, modellata sulla missione di I Guastatori delle Dighe. Companatico irresistibile: le spade laser, Chewbacca e il suo verso, Yoda-Albert Einstein, i titoli mobili in pseudo 3D, il design delle divise in bianco dei soldati dell’Impero (idea venuta a Lucas guardando Aleksandr Nevski). L’apertura con “ranch” di Luke Skywalker è decisamente western, le spalle comiche (i due robot) con principessa in incognito vengono da La Fortezza Nascosta, poi si va di fantasy alla Flash Gordon con afflato da Dune di Frank Herbert (il ruolo della religione, del mistico), figure mutuate da Il Signore degli Anelli e l’iter esotico di formazione dell’eroe classico stile Ulisse: per la fantascienza in sé, invece, il film è seminale anche perché senza molti modelli di riferimento. L’unica opera che stava al passo, per meraviglia e mezzi, era 2001: Odissea nello Spazio, che era però cinema autorale e filosofico, che al genere aveva tolto il lato avventuroso e ludico dei predecessori, a un certo punto anch’essi “colpevoli” di aver fatto prevalere le meraviglie della scienza sulla fantasia al lavoro (viene recuperato, quindi, lo spirito del John Carter di Burroughs e di Il Pianeta Proibito). Il delirio perfezionista di Lucas lo ha portato, nel 1997 (con coda nel 2004), ad aggiungere sequenze con le magie del digitale (l’incontro di Solo con Jabba the Hutt, il personaggio di Sarlacc), ritoccando/ampliando anche le preesistenti (togliendo anche scene poco politically correct, fra fumate e Han Solo che uccide a sangue freddo) e ritirando dal mercato le prime versioni.

