TRAMA
Billy e Kate vanno a lavorare a New York, nel grattacielo del miliardario Daniel Clamp. Ricompaiono l‘animaletto Gizmo e i temibili Gremlins.
RECENSIONI
Dopo il successo di Gremlins, Joe Dante, avuta carta bianca dal produttore Steven Spielberg, cambia sceneggiatore (Charles Haas) e compone un film più sfrenato e anarchico. L‘apertura è emblematica: Duffy Duck e Bugs Bunny si danno la caccia ma, stavolta, tocca a Duffy vincere e avere il podio. Così sarà per i Gremlins, i cattivi di ogni favola per bambini. Gizmo è il buono spielberghiano, un peluche adorabile che si muove come un cucciolo umano che ispira tenerezza ma è anche inetto, stupido e inebetito dalla televisione (vede Rambo e lo imita). Il suo lato oscuro invece, che nasce da lui per partenogenesi, sono i gremlins, pestiferi ma simpatici, come tutti i Willy il Coyote del cinema che, finalmente, Dante fa trionfare. Dopo una partenza da classica (anche scontata, prevedibile) commedia horror giovanile, con le immancabili critiche di Dante alla società consumistica (e al capitalismo rampante, all’arrivismo), inizia il Caos, nasce dai bozzoli alla Alien, spruzza genialità, gag e riferimenti sublimi, diventando Hellzapoppin’, un film dei fratelli Marx, un’opera dell’amato Frank Tashlin. I gremlins servono a Dante per dissacrare i miti moderni (la megalomania tecnologica) e mostrarne il lato assurdo. Amano anche i B-movie fantahorror del passato, atto simbolico dell’autore con nostalgia per una dimensione più artigianale del cinema e della vita.

