TRAMA
Il marito divorzia da Fanny Brice, star dei musical di Ziegfeld. Quest’ultimo non trova i finanziamenti per la sua prossima rivista e Fanny, allora, si fa convincere a partecipare alla prima opera di Billy Rose, emergente immodesto: sarà una catastrofe.
RECENSIONI
Seguito tardivo di Funny Girl (1968) di William Wyler, non solo per i sette anni trascorsi ma anche rispetto a quel contesto storico (1975): in qualche modo, il successo di Barbra Streisand ha concesso un’agonia più lenta al musical classico. Oltretutto, manca l’elemento sorpresa: la diva è sempre adorabile e divertente come tipo cinematografico, un’ugola d’oro, ma non elargisce più stupore. Musiche (John Kander) e testi (Fred Ebb) non sono all’altezza del predecessore: discretamente scontati. Dirige Herbert Ross, che nel 1968 si occupava delle coreografie e che aveva già diretto Streisand in Il Gufo e la Gattina: piacevoli i suoi numeri musicali che, visti gli anni, azzardano di più (poco) in territori surreali ma, a un certo punto, è palese l’intento dell’operazione copia-carbone (con prima parte comico-buffa e di scalata al successo, intermezzo sentimentale e dramma finale), per quanto consegnata a regola d’arte e con qualche ingrediente autoctono gustoso. Ma contiene un miracolo, sale di vita dell’opera: la performance di James Caan, con un personaggio simpaticamente mascalzone che sottrae sapori melensi e inietta adrenalina. Al contrario, avvizziscono qualsiasi mood le entrate in scena di Omar Sharif, nello stile ben noto dell’attore.

