TRAMA
Membro di un’illegale organizzazione patriottica irlandese, evade dalla prigione, compie una rapina e uccide un uomo. È ricercato e viene ferito.
RECENSIONI
Carol Reed (anche produttore) evita di prendere posizione nel discorso politico (Ira) e si concentra sul dramma del singolo ferito a morte e braccato, privilegiando la suspense che, fra imprevisti e piccoli scherzi del Destino, fa muovere il protagonista come nelle sabbie mobili, con la meta salvifica sempre raggiungibile a stento. Così facendo, sposta l’attenzione dello spettatore, che dimentica per cosa sia ricercato il fuggiasco e non è portato a riflettere su quale parte sia detentrice del Giusto. Si limita ad essere compartecipe dell’affanno di questo “immobile” cammino. La tensione è superba; lo stile registico “graham greeniano” anticipa quello del (più) celebrato e successivo Il Terzo Uomo; le riprese sono in esterni (una specialità di Reed), sotto una pioggia incessante, sempre notturne, con ottimi chiaroscuri della fotografia di Robert Krasker, per esaltare l’atmosfera drammatica e “grigia”; non si contano i punti d’inquadratura anomali e le invenzioni tecnico-espressive.

