Recensione, Western

FRATELLI MESSICANI

Titolo OriginaleThe Naked Dawn
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1955
Genere
Durata82’

TRAMA

Messico, primi del 1900: Santiago, rapinato un treno, si rifugia da una giovane coppia di contadini.

RECENSIONI

Girato in economia di budget e tempo a disposizione (dieci giorni): per una veduta paesaggistica basta un modellino di cartapesta e le scene con errori non vengono rigirate (compare un'ombra del cast tecnico nella sequenza in cui la moglie chiede a Santiago di fuggire con lei; è evidente l’uso di una controfigura per Santiago ballerino). Il testo di Nina e Herman Schneider (pseudonimo di Julian Zimet), però, conquista per la sua anomalia: il suo tema principe del peccato biblico si presta a una parabola morale che assomiglia a una tragedia classica a tre personaggi e fu d’ispirazione a François Truffaut per Jules e Jim. Il fascino maggiore ce l’ha la figura di Arthur Kennedy, all'inizio ambigua (profeta di una nuova religione o demonio tentatore?), in seguito chiaramente tormentata dal desiderio di libertà che si porta appresso il peso della solitudine. Non si fa scrupoli nell'essere un fuorilegge in un mondo dove i peones sotto padrone sono sempre stati maltrattati, crede ciecamente nell'amicizia (e diventa Caino e Abele…) come nell'etica del vizio: i rigidi dettami cattolici non fanno per lui, ha la propria coscienza a guidarlo. Al contrario del devoto contadino, il "cittadino rispettabile" si rivela molto più venale, squallido e ipocrita (quando chiede a Dio il permesso di peccare…). La figura femminile è parimenti audace: moglie maltrattata che sogna una vita più passionale e meno casalinga, si sente in diritto di fuggire. Qualche tocco erotico: il dettaglio sulle gambe della ballerina, la doccia nuda nell’aia.

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