TRAMA
Un agente dell’Fbi deve scortare un sobillatore del ’68 ritrovato dopo vent’anni. Questi gli sfugge e prende i suoi panni.
RECENSIONI
Franco Amurri, dopo Da Grande, replica la sua poetica nostalgica a Hollywood (di moda anche grazie a Big): seppure nella totale superficialità, questo flashback sui sogni hippy degli anni sessanta è l’unico elemento piacevole del film e s’avvale della simpatica icona ribelle di Dennis Hopper l’Easy Rider (citato e stracitato). Per il resto regna una costruzione priva di acume e di abilità nel coinvolgere, con snodi fondamentali resi poco credibili. Difficile riuscire a capire chi sia più colpevole fra sceneggiatura e regia: la prima (David Loughery) sembra piena di buone intenzioni che non si realizzano, la seconda testimonia ancora una volta che la Mecca del Cinema può soffocare qualsiasi vagito d’intelligenza e spontaneità. Ottimo, però, il soundtrack che alterna brani d’epoca e contemporanei e può vantare l’inedito ‘People Get Ready’ di Curtis Mayfield rifatto da Bob Dylan (Amurri ha rivelato che l’ha convinto il produttore Marvin Worth, che bazzicava la New York anni settanta dei musicisti).

