TRAMA
La californiana Sophie, in vacanza con la sorella in Sicilia, conosce Giulio e se ne innamora: fa parte di un gruppo di amici ribelli e festaioli, con Komandante che, fresco di galera, ha un debito con alcuni delinquenti. Sophie decide di restare per amore e li aiuta nelle loro azioni criminali.
RECENSIONI
La frase iniziale è l’aforisma che più ossessiona l’autore Muccino: “La vita è il risultato delle scelte che facciamo”. Ciò che segue, almeno nella prima parte, è la rievocazione delle sue qualità di metteur en scène, dalla tecnica invisibile (la ripresa all’interno dell’abitacolo dell’auto) all’abilità con cui restituisce certe sensazioni di vissuto condivise (si spera) da tutti, in questo caso quei momenti di gioventù in cui, inebriati dalla voglia di vivere esperienze, s’incontrano persone affini o corrieri di tragitti folli dove le emozioni esplodono poderose, gioendo e patendo. In questo senso, sono meravigliose per genuinità la scena nella “grotta dei sospiri”, quella in cui Sophie abbraccia l’ottimo Komandante di Lorenzo Richelmy (“Lo so che sembro cattivo, ma non lo sono”) e quella in cui si brinda al futuro (“A noi e a quello che saremo”). Alcune cose non funzionano, fra eccessi (Sophie concertista invasata, sua sorella insopportabile oltre il plausibile) e incongruenze (ci sta che, per amore, si segua uno sconosciuto, non che si voglia partecipare a un’azione criminale anche contro il suo parere) ma i sapori sono travolgenti e il “thriller” va a segno (quello che scaturisce dal non sapere mai cosa accadrà, con l’ingenua attorniata dal branco prima e dal crimine poi). Purtroppo, nella seconda parte il film cambia del tutto volto, diventa di “genere” (Muccino ha comprato i diritti di Victoria di Sebastian Schipper, con l’intenzione di fare il suo Fuori Orario: la centralità di una “sana” devianza giovanile è molto anni Ottanta), buttando questi ragazzi vitali in una cosa più grande di loro, finendo in un bonnie e clyde all’americana con tosta figura femminile. L’intenzione del regista è di continuare a restituire una protagonista alla ricerca di emozioni al limite ma smette di parlare di esseri umani e si limita a tracciare una cronaca delittuosa scontata e sempre più improbabile, stonata e sproporzionata.

