Horror

FINALE

Titolo OriginaleFinale
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2009
Genere
Durata90'
Sceneggiatura

TRAMA

Discesa di una famiglia in un vortice di paranoia dopo la morte del figlio maggiore. Anche se la sua morte viene etichettata come suicidio, circostanze bizzarre inducono la madre Helen a credere che ci siano forze oscure in gioco.

RECENSIONI


Debutto nel lungometraggio di John Michael Elfers con un very-low-budget film, girato in Super 16mm, che si ispira a inferni e sospiri di Dario Argento per raccontare l'avanzata del maligno in difesa dei suoi adepti. Un soggetto così abusato avrebbe bisogno di qualche idea per sopravvivere all'eredità ingombrante di tutto il cinema horror che lo ha preceduto, invece il volenteroso regista americano si limita a derivare la sua visione con ingenuità. Troviamo così il diavolo in persona, evocato dagli appartenenti a un improbabile doposcuola di recitazione, che si presenta come una sorta di ologramma intermittente e iper-velocizzato. Gli specchi sono il suo tramite per apparizioni a orari prestabiliti, con una parte centrale che ricalca lungamente il già becero Riflessi di paura di Alexandre Aja. Più che la messa in scena, però, non certo sofisticata ma attenta a sfruttare al meglio il budget risicato, ciò che proprio non funziona è la sceneggiatura. Tanti i temi solo sfiorati: il rapporto genitori/figli, ancora una volta conflittuale; il potere assoluto dell'amore, in grado di spingere verso strade sbagliate e senza uscita o di condurre alla salvezza; il disagio dell’età adolescenziale. Il tutto, però, senza un collante narrativo in grado di imprimere credibilità e sostanza al rincorrersi dei personaggi. Sono proprio le impalcature del racconto, più che i singoli momenti, a franare nell'insensatezza. Perché mai lo spettacolo di fine anno dovrebbe diventare un bagno di sangue? Chi trarrebbe vantaggio da tutto ciò? Non certo i "cattivi" della situazione, che verrebbero scoperti e dovrebbero così trovare nuovi nascondigli. Come credere poi, alle tavole scarsamente imbandite in cui il nucleo familiare si ritrova più per discutere che per mangiare, con una madre ossessionata e ossessiva, un padre dall’improbabile indifferenza, una figlia che nella vita non sembra fare altro che prove teatrali e un altro figlio che spunta fuori solo ogni tanto per mere esigenze di copione? In assenza di sviluppi plausibili, con una scansione degli eventi piuttosto meccanica e dagli esiti prevedibili, si giunge ai fuochi d'artificio finali nel rispetto dei più inflazionati canoni del genere. Con tanta buona volontà, ma senza che il profilmico si accenda di interesse.

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