TRAMA
1937: Johnny Kovak chiede supporto alla mafia per far fronte ai soprusi dell’impresa di trasporti contro cui lotta organizzando il sindacato dei camionisti.
RECENSIONI
Sylvester Stallone, che andrebbe rivalutato come sceneggiatore se non come interprete, affida questa sua (e di un Joe Eszterhas pre-Basic Instinct) rilettura della figura realmente esistita di Jimmy Hoffa (trasformato in Johnny Kovak) nelle mani di Norman Jewison, regista che, non sacrificando mai le ragioni dello spettacolo (tensione e suspense sono all’ennesima potenza), è stato più volte in grado di veicolare anche messaggi socio-etico-politici. Quando si tratta di creare (e interpretare), con climax, una scena con esaltante rivalsa dell’ultimo (complici le musiche del solito Bill Conti), Stallone è imbattibile, ma Jewison sa anche tenerlo a briglia corta e non trascura altri aspetti importanti nella sua pellicola, che diventa studio storico, di caratteri, spaccato malavitoso stile Il Padrino e tragedia annunciata. A suo modo un’opera gemella del coevo esordio alla regia dell’attore italoamericano, sempre ambientato negli anni Trenta/Quaranta, Taverna Paradiso. Il titolo F.I.S.T. si riferisce a una fittizia Federazione dei Camionisti (Federation of Inter State Truckers), ma significa anche “pugno”. Curioso che, nel periodo, i film sulle lotte sindacali andassero di moda, da Questa Terra è la mia Terra a Norma Rae.

