Commedia, Sentimentale, Streaming

È L’ULTIMA BATTUTA?

Titolo OriginaleIs This Thing On?
NazioneStati Uniti d'America
Durata121'
Scenografia

TRAMA

Alex e Tess decidono di mettere fine al loro matrimonio in modo civile, entrando così nella difficile fase in cui devono imparare a vivere separati pur continuando a crescere i loro due figli. Mentre affrontano la separazione, Alex, in piena crisi di mezza età, si reinventa come comico di stand-up comedy nei club di New York.

RECENSIONI

Can't we give ourselves one more chance?
Why can't we give love that one more chance?
Queen - Under Pressure

Quando entra in scena Balls, il personaggio interpretato da Bradley Cooper in questo film e miglior amico del protagonista Alex, abbiamo già conosciuto tutti gli altri personaggi principali. Arriva in ritardo, è goffo, inciampa, spande il latte a terra. Per una star che nei suoi primi due film da regista si era ritagliato ruoli importanti e Oscar pleaser, questo arrivare dopo, questo mettersi a parte in un ruolo secondario - e per giunta interpretando un attore di secondo piano costantemente in cerca di una parte -, pare quasi una dichiarazione d’intenti, un lasciare (e lasciarsi) spazio.
Ed è forse proprio in questo spazio che il Bradley Cooper regista trova una sua sorprendente (e francamente insperata) dimensione. Abbandonato sia il fervore produttivo e cinefilo di A Star is Born che la stucchevole e sterile magniloquenza autoriale di Maestro, con È l’ultima battuta? l’autore non lavora più sui pieni drammatici di personaggi importanti, ingombranti e tormentati, bensì sui vuoti imbarazzanti e sulle goffaggini che si generano alla fine di una relazione assolutamente ordinaria, quando si rimane incerti e sospesi come un titolo che si pone in forma interrogativa: Is This Thing On? Questo coso è acceso? Mi senti(te)? Sono prove tecniche di (ri)trasmissione affettiva, distanze che si materializzano, incomprensioni che vengono sublimate in battute terribili che tuttavia, in qualche modo, funzionano. La stand-up comedy qui, diviene dunque una lunga sessione di psicoterapia trasformata in autofiction seriale, uno spazio della mente in cui dare una forma ai sentimenti per elaborare il vuoto (e la bella transizione che, dopo la lite con Tess, porta Alex direttamente dalla mansarda al palco, elidendo di fatto qualsiasi naturale raffreddamento della situazione dettato dal passare del tempo, è in questo senso esplicativa), ma anche un contesto in cui potersi improvvisare altro da sé e quindi pensarsi in modo diverso, guardarsi e guardando le cose da un’altra prospettiva.

Perché in questo film intimo e gentile esaltato dai primi piani di Will Arnett e Laura Dern (straordinari nel loro restare in precario equilibrio, sempre un passo prima di esplodere), in questo racconto di una separazione agli antipodi rispetto alle furibonde liti del pur grandioso Storia di un matrimonio di Noah Baumbach, in questo film trasparente e onestissimo vagamente ispirato alla vita del comico inglese John Bishop, l’obiettivo, forse, è sempre quello di imparare a guardare - noi, gli altri e tutto quello che sta in mezzo -, a spostare lo sguardo per rinegoziare un altro punto di vista sulle cose e sulle persone che ci stanno vicino. Certo con la consapevolezza che «life’s weird» e quindi anche il serissimo consiglio di girare una foto di un soggetto di spalle per vederne il volto (un’ultima battuta da stand-up comedian improvvisato, che sbroglia la situazione) può portare ad un ribaltamento di prospettiva che ha il sapore di un’epifania. Nel finale, così semplice eppure così giusto, una piccola lezione: gli happy ending migliori sono quelli capaci di mantenere al loro interno la fragilità della vita e la precarietà dei sentimenti. Ancora, l’incertezza di una domanda: Can’t we give ourselves one more chance?

Spietati - Recensioni e Novità sui Film