TRAMA
Un giornalista costringe alle dimissioni un deputato accusato di connivenza con il Kgb. In seguito, dopo la morte di un collega che riteneva quel politico innocente, scopre che, dietro tutto, ci sono di mezzo una base aerea americana e un insabbiamento dei servizi segreti.
RECENSIONI
L’esordio cinematografico di David Drury (il precedente Forever Young era una produzione televisiva distribuita anche in sala) è abilmente scritto dallo sceneggiatore Martin Stellman (Quadrophenia): un intricato giallo spionistico con indagine giornalistica, con personaggi che sono pedine di un gioco difficile da rendere credibile e interessante, evitando svolte prevedibili o soluzioni troppo astruse/inintelligibili. Seguire l’esposizione richiede attenzione ma si viene ripagati anche da accenti cupi e senza facili vie d’uscita. Lavorare più sui personaggi che sulle loro trame avrebbe giovato, ma si prende atto anche della sua natura di film politico che attacca, fin dal titolo originale, il diritto alla difesa del “regno” con tutti i mezzi possibili in tempo di “guerra”. È l’opera che ha dato notorietà a Gabriel Byrne.

