TRAMA
Dolores, un’immigrata salvadoregna che vive negli Stati Uniti da dieci anni con un marito disoccupato e un figlio adolescente, insegue il sogno di fare abbastanza soldi per ottenere una vita dignitosa. La strada sarà lunga e faticosa.
RECENSIONI
Il film di Nancy Savoca (tra gli altri, "If these walls could talk") riesce dove ha fallito Ken Loach con "Brad and roses": costruire un melodramma politico in grado di dare il giusto rilievo al problema della invisibilità dei tantissimi emigranti clandestini negli Stati Uniti, costretti per sopravvivere ad adattarsi ai lavori più umili e senza la possibilità di rivendicare il benché minimo diritto. Si tratta delle migliaia di "fantasmi", perlopiù sudamericani (nel film di Loach una messicana, in "Dirt" una salvadoregna), che quotidianamente si aggirano per le metropoli statunitensi attraversando con scope e saponi case lussuose, grandi magazzini e uffici sterminati. Il loro compito è quasi esclusivamente quello di ordinare, lavare e pulire, ma dietro alla loro fisicità, in assenza di permesso di soggiorno, si cela l'impossibilità di una vita regolare. La protagonista lotta quotidianamente per sopravvivere, ha un marito anche lui precario in cerca di lavoretti occasionali, e un figlio invece totalmente integrato nella cultura americana, che alle sue origini non è minimamente interessato. La sceneggiatura predilige le tinte drammatiche, ma lo sguardo evita la grevità (complici le sonorità etniche del soundtrack) e cerca di dare spessore al percorso di ricerca intrapreso dalla protagonista. Il suo sogno di ritornare in Salvador per vivere una vita dignitosa si scontrerà con gli imprevisti del destino, e una nuova consapevolezza la porterà a scegliere un'incertezza in cui ha ormai imparato a barcamenarsi con coraggio, lucidità e rassegnazione.
