Drammatico

DIAVOLO IN CORPO

TRAMA

Il diplomando Andrea nota, sul balcone di fronte alla scuola, la bella Giulia: la segue fino in tribunale, dove il suo fidanzato, terrorista, è un imputato. Fra loro inizia una relazione ma il padre di Andrea, che ha in cura Giulia, lo avverte che è pazza.

RECENSIONI

Poco a che fare con il romanzo di Raymond Radiguet: Bellocchio persegue nel suo cinema con, al centro, la follia e la repressione da parte delle istituzioni e, (molto) sullo sfondo, la situazione politica (il terrorismo). La sua formula chiama anche sprazzi surreali e difficili allegorie, ma l’opera rischia di passare alla storia solo per la lunga fellatio in primo piano (e senza trucco) della bella (ma anche bravissima, sguardo fra il folle e il trasognato) Maruschka Detmers a favore dell’insulso (come attore) Federico Pitzalis. Come nel precedente, e più riuscito, Gli Occhi, la Bocca, l’autore rimarca che la resistenza al Sistema non va più fatta con la violenza (è per questo che, allegoricamente ma anche inconsciamente, Giulia rifiuta il terrorista per quanto pentito?) ma attraverso l’amore: il tutto, allora, si riduce ad una lunga, bertolucciana (senza la sapidità di scrittura e aderenza intima di quest’ultimo) relazione clandestina “politica” con altra accezione e il resto, per quanto i modi distaccati/riflessivi e poco complici dei personaggi lo richiamino in continuazione, appare mero corollario, povero e sfocato. La drammaturgia è comunque slabbrata e disarmonica, alterna lunghe scene di vuoto (come i “blackout” di Giulia) a improvvisi, quasi gratuiti, scoppi di insania o di tensione caricata fino al grottesco (i lampi, la luce che va via, la follia danzante di Giulia armata di coltello). La poesia, però, non manca ed è tutta racchiusa nella macchina da presa che si perde a lungo negli sguardi dolci, sognanti e innamorati di una Giulia che la società dichiara pazza e che la gioventù, non ancora corrotta, insegue trovando la passione, folle ma più generosa di qualsivoglia impegno politico, opportunismo sociale (la madre del terrorista che ha bisogno del matrimonio per far uscire, anche metaforicamente, il figlio di galera) o ruolo medico (il padre psicanalista che abita zone grigie: la sua è invidia di non aver colto il frutto proibito, più che allarme per il figlio). Dedicato all’analista Massimo Faggioli, con cui Bellocchio intraprenderà un percorso artistico periglioso.

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