Azione, Recensione, Thriller

D-TOX

TRAMA

Jake Malloy, agente dell’FBI, è incaricato di catturare un serial killer di poliziotti: ma quest’ultimo uccide la sua fidanzata e lo manda in depressione. Alcolizzato, cerca di disintossicarsi in un centro di recupero ricavato in un’ex base aeronautica-bunker fra la neve.

RECENSIONI

L’ennesimo thriller incentrato su un serial killer, infarcito di ogni cliché ma, almeno, con la variante di un racconto che, a un certo punto, prende una piega inaspettata, andando a chiudersi in un’architettura claustrofobica per “alcolisti-poliziotti-non anonimi”. Ma sempre cavalcando una convenzione filmica dietro l’altra. Peccato perché il cast che circonda il protagonista è di prim’ordine e sottoutilizzato, a differenza di Stallone che imperversa ovunque passando con poco successo dal tipo duro a quello simpatico e infine a quello affranto. Lo scozzese Jim Gillespie è meglio che si limiti a girare slasher movie senza testa come So Cosa Hai Fatto: il suo stile, veloce e senza respiro, non è certo il più indicato per un dramma come questo, anche psicologico. “D-tox” sta per detox, disintossicarsi: è tratto dal romanzo “Jitter Joint” di Howard Swindle, è stato completato nel 1999 ma è uscito in sala solo nel 2002 perché, giustamente, la produzione ci credeva poco.

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