Commedia, Recensione

CURA LA TUA DESTRA…

Titolo OriginaleSoigne ta droite
NazioneFrancia
Anno Produzione1986
Genere
Durata81’

TRAMA

Il regista (Godard) è incaricato dal produttore (il pilota d’aereo) di girare un film in un giorno. Riprende anche le prove dei Les Rita Mitsouko.

RECENSIONI

Godardianamente, l’opera è totalmente destrutturata e antilineare ma sono rinvenibili tre filoni principali. C’è quello imperniato da Godard su se stesso, genialmente demenziale: il protagonista è chiamato Principe ma si definisce un idiota (etimologicamente fuori dal mondo: per esteso, anticonvenzionale e ghettizzato), Godard fa il comico e inietta discorsi metacinematografici/meta-godardiani, s’arma di rammarico sorridente e sarà “perdonato” se girerà il film su commissione in un giorno. Varie gag (inciampa sulle pizze perché è inciampato nel cinema; chiede solo dieci dollari come salario) e film nel film che costituisce il secondo filone, un’opera “Tra cielo e terra”, con i soliti cartelli e tanti cieli filmati come in Je Vous Salue, Marie, imperniata sul senso di Vita e Morte (rappresentata da una misteriosa porta), sulla differenza (da ridere) fra uomini (esseri umani in quanto tali), individui (soggetti ridicoli identificabili nel loro mestiere) e (forse) idioti. Una complessa ramificazione tematica espressa attraverso simbologie ostiche se non ermetiche, finanche spossanti e sentenziose. La goliardia dell’incipit lascia il posto a una voce narrante che filosofeggia in modo poetico e oscuro, creativo e significante, anche intellettualistica e autocompiaciuta (una mozione sull’incoerenza di un cinema nato per destrutturare e finito a erigere un monumento a se stesso). È il segmento che cerca Dio e lo scopre morto nel momento in cui la terra si è allontanata dal cielo, che si interroga sul passaggio nell’Aldilà e sull’Amore, giustificando il titolo (dal Vangelo, ma anche dal corto Soigne Ton Gauche con Jacques Tati): una parte faticosa alleggerita da gag come quella della poesia “Vecchio oceano” di Lautréamont recitata in coro o quella, d’amaro sarcasmo, sul Panico nello Stadio occorso in Belgio, dove, fra le persone ammassate, s’ode qualcuno che continua a urlare “Platini, Platini!”. Il terzo filone è dedicato a riprendere in tempo reale la genesi di alcuni brani musicali (come fece in Prénom Carmen e, soprattutto, in One Plus One) dei Les Rita Mitsouko, talmente anticonvenzionali e poetici da costituire un ottimo specchio, in altro campo, del suo cinema: una parte utile, anche, ad aprire un discorso sull’Arte tout-court. Il più piccolo atto creativo diventa miracoloso nel momento in cui permette uno sforzo per uscire da se stessi. L’arte della musica è la più pura perché pure sono le note: il cinema, invece, è impuro perché fatto da individui, ma il dilemma di Goethe (cosa disse prima di morire? Non “Basta così” ma “Luce!”) gli ridona prestigio come metafora della luce che vince il buio…tra cielo e terra.

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