TRAMA
La yakuza è a caccia del “freeman” negli Stati Uniti, Cina e Giappone: è un killer invincibile della setta dei “Figli del drago”, a difesa dei cinesi. Una testimone oculare sa chi è, e lo attende perché desidera morire.
RECENSIONI
Caporedattore della rivista di fantascienza Starfix, fan delle iconografie pop orientali, compresi il cinema gangster hard boiled di John Woo e i kung fu movie acrobatici e mistici di Tsui Hark, Christophe Gans riversa le proprie passioni in questa opera prima che adatta un manga giapponese (già tradotto in anime da Daisuke Nishio nel 1988 e in live action, nel 1990 da Killer's Romance di Phillip Ko e The Dragon from Russia di Clarence Fok), emulando alla perfezione (la tecnica è eccellente ed esibita) la violenza coreografica al ralenti (Woo), le piroette fantasmagoriche (Tsui) e la passionalità romantica giapponese. Aggiunge un respiro intenso e corposo, un’atmosfera avvolgente che crea un ponte ideale con la cultura europea, per un ibrido dove il cinema di Hong Kong è depurato di retaggi e significati culturali che non gli appartengono, preferendo toni più mistici, cupi e seriosi, un passo allo stesso tempo incalzante come film d’azione comanda e magneticamente penetrante: grazie all’invadenza dell’epica e suggestiva colonna sonora con chitarre elettriche ‘spaziali’ di Patrick O'Hearn o dell’idea di utilizzare ‘Va, Pensiero’ nella scena al ristorante italiano, il film è come se abbracciasse un’altra dimensione, più spirituale. L’eleganza del suo montaggio (con l’ausilio di David Wu, collaboratore storico di John Woo) e dei suoi punti di inquadratura, mai gratuiti né meramente spettacolari, assicurano il coinvolgimento emotivo dello spettatore mentre meravigliano il suo sguardo, al netto di uno spessore più ‘intellettuale’ assente. Questo antieroe fumettistico, maledetto e malinconico cui dà corpo il campione europeo di kung fu Mark Dacascos, per cui Il Corvo ha fatto da apripista, impregna la pellicola del suo essere, spietato e generoso, d’onore, esoterico e crepuscolare. Il talento si nota sin dalla sceneggiatura, per come descrive la strana malìa nel rapporto fra testimone oculare e killer, all’insegna della morte “liberatrice” e con la sarcastica annotazione che, a capo delle due fazioni rivali, ci sono altrettante donne di ferro. Produce Brian Yuzna.

