Drammatico, Recensione

CORPO A CUORE

Titolo OriginaleCorps à coeur
NazioneFrancia
Anno Produzione1979
Durata126’

TRAMA

Un meccanico seduttore s’innamora di una farmacista più anziana che non si lascia corteggiare. L’uomo perde la testa.

RECENSIONI

Hélène Surgère si stampa nella memoria, assurgendo a simbolo del mistero femminino. Una "femme fatale" con lo stesso sguardo seducente e di scherno di Marlene Dietrich, con cui manipola il suo pretendente confermando la regola che "in amore vince chi fugge". Eppure, sono in molte a desiderare il meccanico, alcune hanno già sofferto per lui, altre si accontentano delle briciole (lo aiutano anche a conquistare altre donne, pur di essere al centro della sua attenzione): ma l'uomo, ferito nell'orgoglio, sogna di possedere la sola farmacista che, in un attimo, fredda e crudele, lo ha smontato ridicolizzando le sue arie da latin lover, da "professionista" della scopata. È così che il maschio "innamorato" (o è solo orgoglio? L'amore esiste?) si rende ridicolo e patetico nel disperato tentativo di impietosire o dimenticare la padrona del proprio cuore, denudando tutta la sua immaturità. La riflessione caustica di Paul Vecchiali, però, non si esaurisce qua: la parte finale, tarata nel segno della morte (onnipresente il Requiem di Gabriel Fauré), riserva una sorpresa. In qualche modo si scambiano i ruoli, rivelando l'altra faccia della medaglia: l'uomo pazzamente innamorato, per quanto goffo nei suoi slanci emotivi e inconsulti, possiede quella forza dell'idealismo che la donna, forte e realista, ma anche troppo cinica, sbaglia a rifiutare. Se i due sessi si "trovano", esplode il romanticismo e l'amour fou. L'ultima mezz'ora è semplicemente bellissima, viva, ricca di significato, innamorata come solo una donna riesce ad essere quando vuole (l'ambigua mossa finale: è malata o no?). Di contorno a questa passione, Vecchiali serve un quartiere (“La stradina”) destinato a scomparire (lo testimoniano le fotostatiche finali), colorito e quasi favolistico (i vecchi Socrate, Platone e Lina; la “mosca cieca” in balletto) e insinua il dubbio che il desiderio di donne più mature del meccanico sia "freudiano", alla luce del rapporto problematico con la figura materna.

Spietati - Recensioni e Novità sui Film