TRAMA
Un meccanico seduttore s’innamora di una farmacista più anziana che non si lascia corteggiare. L’uomo perde la testa.
RECENSIONI
Hélène Surgère si stampa nella memoria, assurgendo a simbolo del mistero femminino. Una "femme fatale" con lo stesso sguardo seducente e di scherno di Marlene Dietrich, con cui manipola il suo pretendente confermando la regola che "in amore vince chi fugge". Eppure, sono in molte a desiderare il meccanico, alcune hanno già sofferto per lui, altre si accontentano delle briciole (lo aiutano anche a conquistare altre donne, pur di essere al centro della sua attenzione): ma l'uomo, ferito nell'orgoglio, sogna di possedere la sola farmacista che, in un attimo, fredda e crudele, lo ha smontato ridicolizzando le sue arie da latin lover, da "professionista" della scopata. È così che il maschio "innamorato" (o è solo orgoglio? L'amore esiste?) si rende ridicolo e patetico nel disperato tentativo di impietosire o dimenticare la padrona del proprio cuore, denudando tutta la sua immaturità. La riflessione caustica di Paul Vecchiali, però, non si esaurisce qua: la parte finale, tarata nel segno della morte (onnipresente il Requiem di Gabriel Fauré), riserva una sorpresa. In qualche modo si scambiano i ruoli, rivelando l'altra faccia della medaglia: l'uomo pazzamente innamorato, per quanto goffo nei suoi slanci emotivi e inconsulti, possiede quella forza dell'idealismo che la donna, forte e realista, ma anche troppo cinica, sbaglia a rifiutare. Se i due sessi si "trovano", esplode il romanticismo e l'amour fou. L'ultima mezz'ora è semplicemente bellissima, viva, ricca di significato, innamorata come solo una donna riesce ad essere quando vuole (l'ambigua mossa finale: è malata o no?). Di contorno a questa passione, Vecchiali serve un quartiere (“La stradina”) destinato a scomparire (lo testimoniano le fotostatiche finali), colorito e quasi favolistico (i vecchi Socrate, Platone e Lina; la “mosca cieca” in balletto) e insinua il dubbio che il desiderio di donne più mature del meccanico sia "freudiano", alla luce del rapporto problematico con la figura materna.

