Drammatico, Recensione

CORLEONE

TRAMA

A Corleone, il contadino Vito Gargano si fa strada nella mafia uccidendo il suo migliore amico comunista. Ambizioso, si mette anche contro il “don” locale.

RECENSIONI

Ancora mafia, ancora la coppia Giuliano Gemma - Claudia Cardinale, ma siamo lontani anni luce dal pathos di Il Prefetto di Ferro di Squitieri. Come Ennio Morricone rifà il verso al ‘Chiaro di Luna’ di Beethoven, così il regista pare fotocopiare il cinema di Francesco Rosi, da Salvatore Giuliano (stesse sequenze di lotta comunista per la terra) a Le Mani sulla Città (identica la scena dell’inaugurazione di un appalto), senza possederne la potenza di denuncia. Conoscendo il regista, non era nelle sue intenzioni apparire neutrale, ma il risultato si riduce a un piatto e scontato resoconto di ascesa e caduta di un malavitoso, anche se gli agganci con la realtà, trattandosi di Vito Gargano “Corleone”, potevano offrire spunti assai più originali. Un resoconto impoverito ancor di più dall’assenza di studio psicologico: mancano le doti che apprezziamo maggiormente in Squitieri, le sue visuali inconsuete su un problema civile e la sua veemenza polemica. Aperto nella violenza, a seguire la consueta ferocia nei confronti della Chiesa, continuando attraverso un'architettura a flashback.

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