TRAMA
Tre donne, a caccia di un milionario da sposare, prendono in affitto un superattico.
RECENSIONI
Vale più l’idea che la realizzazione: scritto e prodotto da Nunnally Johnson a partire dalla commedia teatrale di Zoë Akins The Greeks Had a Word for It, il film ha le vesti di una favola con morale, risvolti prevedibili e schemi abbastanza elementari: tre accalappiatrici, tre racconti cuciti su misura dei loro tipi cinematografici, con il personaggio di Betty Grable che viene dimenticato a favore della ‘donna forte’ di Lauren Bacall (che cita La Regina d’Africa del marito Humphrey Bogart) e della svampita di Marilyn Monroe (che si autocita in Gli Uomini preferiscono le Bionde). Regista medio specializzato, per lo più, in drammi femminili, Jean Negulesco imposta un racconto tiepidamente divertente, che non eccelle né sorprende in nulla, per quanto sia innegabile una certa affabilità, con alcune scene buffe che fanno sorridere. La ricercata spensieratezza è un’arma a doppio taglio: i caratteri irrealistici e le psicologie superficiali vanno presi come sono, salvo pensare che il tutto sia abbastanza inutile, tedioso e dimenticabile. Le recitazioni seguono a ruota, corrette (anonime?) come la fattura: William Powell sbaraglia tutti, il fulgore di Marilyn Monroe è tanto evidente quanto sprecato, come il Cinemascope (unito a Technicolor e stereofonia: a questo serve la gratuita scena d’apertura con l’orchestra diretta da Alfred Newman) che doveva essere un richiamo per le allodole (e lo fu: grande successo che diede vita anche a una serie televisiva) ma fu battuto sul tempo dall’uscita al cinema di La Tunica.

