Biografico, Drammatico

CLOSE UP

Titolo OriginaleNema-ye Nazdik
NazioneIran
Anno Produzione1990
Durata98’

TRAMA

Hossain Sabzian, un poveraccio amante del cinema, si spaccia per il famoso regista Mohsen Makhmalbaf ed entra nelle grazie di una famiglia borghese che, una volta scoperto l’inganno, lo denuncia.

RECENSIONI

Oltre Rossellini nel neorealismo in apparente assenza di affabulazione ed enfasi, senza essere documentaristico negli espedienti drammaturgici. Oltre Godard come cinema “attivo” attraverso interviste e improvvisazione, abiurando lo straniamento come unico mezzo possibile per il messaggio: la pietas colpisce, struggente, commovente e credibile. Oltre De Sica (è questo il Ladri di Biciclette iraniano), perché corona il sogno zavattiniano della riproduzione fittizia della realtà, rimessa in scena con gli stessi protagonisti (vedi Amore in Città), in un corto circuito che supera tutte le pareti. La questione pareva accantonata per sempre: l’osservatore manifesto influenza sempre l’osservato ma Kiarostami, in questo senso, fa compiere al cinema un passo da gigante. Riprende un fatto “vero” (il processo) e personaggi “veri” in tempo “reale”, cui fornisce una griglia narrativa, risolvendo gli inevitabili inconvenienti dei raccordi espositivi facendo “recitare” in seguito, agli stessi protagonisti, le scene necessarie. Ignaro di tali retroscena, lo spettatore non è assolutamente in grado di comprendere dove finisca la finzione e inizi la realtà, percependo il film come fatti reali che accadono mentre si gira. Realtà o finzione? Non è importante: per quanto Hossain Sabzian “reciti”, la sua performance serve comunque i close up di Kiarostami che cercano di restituirne la sincerità, convinti che sia colpevole solo in apparenza, così come il cinema è “vero” solo se lo si crede tale. Qualunque interferenza sia intervenuta (con mezzi poverissimi, fra l’altro: l’ultima sequenza ha il sonoro traballante ma non andava tagliata o manipolata), la sofferenza di quest’uomo è reale, generata dalla miseria da cui proviene e in cui l’anima si può cibare solo di sogni (il film è anche un grande atto d’amore verso il Cinema). Come i bambini che Kiarostami ama ritrarre (viene citato il suo Il Viaggiatore, insieme a Il Ciclista di Makhmalbaf), Hossain Sabzian dice bugie “sincere”, figlie di una passione incurante delle conseguenze, diventando regista delle proprie fantasie. Bugia “sincera” è anche il cinema e Kiarostami ha fatto del suo Close Up l’istantanea rivelatrice del Blow Up di Antonioni, un affascinante saggio teorico sul rapporto della Settima Arte con il reale. Un capolavoro irripetibile, con forma geniale e semplice allo stesso tempo, che invita a stare più vicino agli umili che sanno essere sorprendenti (i discorsi di Sabzian sembrano quelli di un artista illuminato), e ad essere per quanto possibile “in diretta”, regalando conforto.

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