TRAMA
1867: alcuni ex soldati rapinano una banca, poi fuggono nel deserto. Trovano una città fantasma chiamata Yellow Sky, abitata solo da un cercatore d’oro e dalla sua bella nipote.
RECENSIONI
Tratto da un racconto di W.R. Burnett, autore d’effetto e violento (Piccolo Cesare, Giungla d’Asfalto) che qui rilegge “La Tempesta” shakespeariana, il film è sceneggiato e prodotto da Lamar Trotti che, con William Wellman, aveva già realizzato gli altrettanto anomali Alba Fatale e Sparvieri di Fuoco: un western stilizzato nella forma, dai filtri della fotografia di Joe McDonald ai campi lunghi con cielo solcato da tuoni, dal preziosismo di una soggettiva dall’interno della canna del fucile al dettaglio del cuore che batte nel finale. Altrettanto anticonvenzionale nei temi, per servire i quali Wellman non si allontana dal prediletto registro realistico, più efficace e brutale nel restituire un minaccioso monito contro la violenza, dipanata nelle direttrici di linciaggio, bramosia sessuale e isterismo collettivo. Il regista non manca, inoltre, di riproporre il suo tema sulle nefaste conseguenze della guerra (che ha sconvolto e messo sulla cattiva strada molti giovani, dice l’anziano). Quasi inaudita l’assenza di edulcorazione hollywoodiana negli sguardi e nelle parole libidinose dei banditi, nel protagonista-divo che si presenta come un sessista prevaricatore (e subirà una metamorfosi per amore mal delineata nei segni plateali: curerà un avversario ferito e restituirà il maltolto), nel personaggio femminile insolitamente agguerrito (cresciuto con gli Apache), che insulta e si ribella, nei cavalli che muoiono, negli indiani veraci, nei torsi nudi e sporchi nella miniera (una potenza di immagini che deve aver influenzato Robert Aldrich). Insolite anche le note liriche in cui i personaggi rievocano il passato (il ragazzino, il carattere di Gregory Peck). Nella parte finale qualche dinamica sgretola la verosimiglianza (le giustificazioni del vecchio in merito agli indiani; l’ingenuità del “Duca” di Richard Widmark che, per due volte, s’illude d’aver ucciso un opponente; Anne Baxter che irrompe disarmata nel sito della sparatoria), ma resta impressa la messinscena di Wellman fra luci basse, ritmi rallentati e personaggi sfumati come i chiaroscuri figurativi: è partita macabra con una freccia conficcata in un teschio e si conclude con una sparatoria che fece epoca, in questa città fantasma, un tempo in espansione, che è un monito simbolico a chi è alla ricerca di soldi facili.

