TRAMA
Jim è un poliziotto sposato con una donna bellissima e, a parte il problematico rapporto con l’assillante suocera, conduce una vita perfetta. Un giorno coglie in flagrante un pervertito che spia in un bagno femminile e lo ascolta blaterare a proposito di un piano delle donne per eliminare gli uomini. Colpito dalle sue parole, Jim comincia a indagare e quando il voyeur viene trovato morto concentra le sue ricerche sull’ex moglie dell’uomo, senza rendersi conto di mettere in gioco la sua stessa vita. (dal catalogo del Festival)
RECENSIONI
Un lento carrello indietro, dal dettaglio a contestualizzare l’insieme, una coreografia di violenza estetizzata al ralenti, un gruppo di sommozzatori, la loro vittima che si avvicina agonizzante alla mdp senza mai raggiungerla. Surreale, assurdo. In questo incipit- evidente citazione/sintesi di stilemi appartenenti a Arancia Meccanica- apparentemente sconnesso dal resto del corpo filmico, si gioca, lo scopriremo poi, il nucleo centrale di Exodus: difficile credere a qualcosa di programmaticamente assurdo, di pensato a tavolino per essere surreale e, appunto, incredibile. Come l’aggressione da parte di un gruppo di uomini in muta da sub. Come una serie di omicidi organizzati nel segreto di bagni femminili da donne desiderose di sterminare il sesso maschile. Eppure. Pang gioca a manipolare la credulità dello spettatore, tramite la gestione del sapere, con ludico, ma rigoroso, calligrafismo impone sul mondo rappresentato il geometrico determinismo della scrittura filmica, aleggia tra il noir più cupo e derive demenziali, sino al ghignante, sarcastico, disilluso finale. Oggetto atipico, coraggiosamente in bilico, di decifrazione non accomodante, Exodus si mantiene sul filo della tragicommedia anche davanti alla rappresentazione della morte, perturba ricorrendo alla reiterazione di movimenti e particolari. Un giocattolo folle, crudelmente leggero, sottilmente dislocante.
