TRAMA
Contro i tedeschi, nel 1944, Antonio, Gianni e Nicola erano inseparabili. Nel dopoguerra Antonio s’innamora di Luciana ma Gianni gliela porta via, per poi preferirle la sgraziata figlia di un ricco industriale. Nicola, intanto, continua la battaglia per liberare il Cinema e resta solo.
RECENSIONI
Grande successo di pubblico e rinnovata attenzione della critica sul regista: è, comunque, uno Scola di passaggio dagli esordi di genere alle opere più mature, quelle successive a Brutti Sporchi e Cattivi, rottura grottesca e feroce con la commedia all’italiana. Come nel precedente Dramma della Gelosia (1970), l’opera contiene molti moduli di una commedia alla moda e facile, sprazzi surreali (De Sica e Fellini erano i modelli di Scola, e il film li contiene entrambi: il primo con un documento di repertorio insieme a Ugo Gregoretti, il secondo fa un cameo sul set ricostruito di La Dolce Vita) e rimarca un cinema che, a differenza di altri, porta l’attenzione sulle condizioni del proletariato. Il tallone d’Achille sta nell’affidarsi troppo all’estro attoriale (soprattutto nel caso di Nino Manfredi), dove è l’interprete-personaggio a mangiarsi il ruolo, andando a scapito persino dei dialoghi (non sempre ispirati e doppiati). Peccato, perché l’ambizione è alta e tipica di tutta la poetica scoliana: raccontare la Storia d’Italia attraverso personaggi allegorici. Uniti nella lotta contro la dittatura, il militante di sinistra, l’intellettuale di sinistra e l’intraprendente (futuro) di destra gareggiano per il cuore della bella (l’Italia) con tutte le conseguenze del caso, scandendo le proprie esistenze con i passaggi di costume, mezzo per criticare una sinistra litigiosa al proprio interno e per abbracciare, in parte, una delle frasi messe in bocca al “lupo solitario” interpretato da Vittorio Gassman, e cioè che si è lottato per un futuro che è già passato senza accorgersene. Nel viaggio temporale (fino a un certo punto, in bianco e nero), viene data grande importanza, attraverso i personaggi di Stefano Satta Flores e di Stefania Sandrelli, al cinema, mettendo in scena, ad esempio, la diatriba su Ladri di Biciclette (ma anche Strano Interludio di O’Neill, di cui si replica lo stilema dell’espressione dei pensieri). Morale: la coerenza del povero, alla lunga, vince su chi rincorre la ricchezza in assenza di scrupoli.

