
Colin, un uomo introverso e metodico, inizia una complessa relazione BDSM con Ray, un carismatico motociclista che lo introduce a un regime di totale sottomissione. Il rapporto oscilla tra l’intensità sessuale e la rigidità emotiva di Ray, che fatica a concedere a Colin l’intimità “tradizionale” che quest’ultimo brama, specialmente dopo il trauma della morte della madre. Dopo un ultimo, breve tentativo di vivere una giornata come una coppia “normale”, Ray scompare nel nulla. Tuttavia, l’esperienza trasforma Colin: invece di tornare alla sua vecchia vita grigia, decide di cercare un nuovo partner con una consapevolezza inedita dei propri bisogni e dei propri limiti, pronto a vivere la sua sessualità alle sue condizioni.
Colin, giovane introverso e socialmente impacciato, incontra Ray, motociclista carismatico e apparentemente padrone del proprio desiderio: la loro relazione sadomaso lo fa accedere a una dimensione emotiva e identitaria fino ad allora inesplorata. Il termine inglese pillion indica il sedile occupato dal passeggero dietro il motociclista, una posizione fisico-metaforica che per lo slave Colin diventa anche esistenziale, una scelta consapevole alla sottomissione capace di dare forma ai suoi desideri. Lighton mette in scena una realtà BDSM esplicita, scandita da pratiche, regole e rituali di dominio, ma mai sminuita a dimensione cupa o meramente trasgressiva, anzi, osservata con uno sguardo intimo, senza compiacimento o giudizio, restituendo la complessità di una relazione asimmetrica raccontata a tratti con la leggerezza di una commedia romantica. Pillion diventa così un atipico racconto di formazione, nel quale la sottomissione costituisce una forma di conoscenza di sé e di appagamento e dove erotismo, ironia e sentimentalismo, riescono a mantenersi in delicato equilibrio. È proprio in questa sorprendente mobilità tonale il merito maggiore dell’opera, oltre alla naturalezza con cui vi si sintonizzano i due protagonisti, Harry Melling e Alexander Skarsgård, che si muovono con disinvoltura tra intensità, aperture brillanti e improvvise accensioni emotive, dando concretezza a un rapporto che il film evita di catalogare o di etichettare per consentirne la rassicurante lettura.
