TRAMA
Ethan è sospettato degli omicidi opera del Candyman, che la sorella Annie evoca allo specchio per convincere i suoi alunni che non esiste: il mostro, però, la risparmia e uccide suo marito. Perché?
RECENSIONI
L’autore del sottovalutato, puro southern gothic, I Delitti della Palude è chiamato a dare un seguito alla creatura di Clive Barker (qui soggettista e produttore esecutivo), superbamente messa in immagini da Bernard Rose due anni prima. Bill Condon si conferma autore elegante: immerge il racconto nella New Orleans dedita al carnevale, mentre una voce di commento, radiofonica (che, alla fine, scopriremo essere quella del “Re della festa”, sorta di Bacco), ne racconta le genesi e la mitologia, con intenzioni da “apocalisse” prima della quaresima. Fra dolly, case fatiscenti, giochi di ombre/luci e luoghi scenograficamente particolari (la baracca di granito del ricettatore, ad esempio) il tutto è sicuramente dotato di “cinema”. A non essere all’altezza, oltre all’anonima protagonista Kelly Rowan, è il racconto, debole nei suoi due binari, orrifici e di ampliamento della genesi del mostro. Nonostante ne abbia sicuramente le capacità, Condon non riesce nemmeno a valorizzarne la matrice romantica decadente, con l’uomo nero che cerca la progenie e la compagna. L’opera si riduce, quindi, a stasi tediose e parti inverosimili (tutta la sottotraccia con il detective ottuso che pensa che la protagonista sia in grado di uccidere allo stesso modo del candyman), in attesa della mattanza, che poi è poca cosa. A mancare, nonostante formalmente sia notevole, è quella sensazione di malessere allegorico che era riuscito a imbastire Rose. Un ulteriore seguito, dato alle stampe nel 1999, finirà direttamente in homevideo.

