TRAMA
1948, Cabo Blanco, Perù: il proprietario di un locale sospetta che, dietro all’assassinio di un esploratore di mare, ci siano un nazista lì rifugiato e il capo della polizia corrotto. Scopre che tentano di recuperare un tesoro sepolto in fondo al mare.
RECENSIONI
J. Lee Thompson, riunito per la terza volta a Charles Bronson (Candidato all’Obitorio, 1976; Sfida a White Buffalo, 1977), vorrebbe rievocare le atmosfere del leggendario Casablanca ma compone un giallo d'avventura spossante e anonimo, privo di magnetismo sentimentale, di umori esotici e dell'adrenalina degna di una caccia al tesoro. Dominique Sanda fa la sua entrata alla Ingrid Bergman nell’hotel gestito da Charles Bronson (che sarebbe perfetto per rifare Bogart), finendo per coinvolgerlo in intrighi mortali, e la sceneggiatura di Morton S. Fine e Milton Gelman ordisce varie sottotrame, cercando di dare volti sinistri ai comprimari (Jason Robards come il Conrad Veidt del film emulato). L’errore più grande del regista è stato quello di affidarsi al “mood” della parola scritta, con climi evocativi e poca azione, scontentando i fan del Charles Bronson d’azione (che, evidentemente, insieme a Thompson cercava nuove vie) e quelli del romanticismo noir della pellicola di Michael Curtiz: se ne accorsero quelli della distribuzione che, rispetto ad alcune prime copie circolate in Europa, tagliarono quasi mezz’ora per l’uscita americana (scompare Clifton James), facendo di quest’ultima, da lì in poi, la versione “ufficiale”. Al posto di Sam al pianoforte, fa capolino Nat King Cole nella colonna sonora.

