Horror, Recensione, Thriller

BRUISER

Titolo OriginaleBruiser
NazioneFrancia/Canada/U.S.A.
Anno Produzione2000
Durata99'
Sceneggiatura
Fotografia
Scenografia

TRAMA

Una vita vissuta nel rispetto delle regole dona ad Henry solo un illusorio benessere: in realtà egli non possiede nulla. Un giorno si sveglia e lo specchio gli rivela che non ha più neanche un volto.

RECENSIONI

Dopo sei anni di silenzio Romero torna con questa produzione televisiva: BRUISER è un lavoro ingiustamente ignorato, poco amato persino dai romeriani, forse perchè lontano dalla consueta poetica horror del suo autore che qui pare preferire la forma dell’apologo, seppur travestito da thriller. Il protagonista, sfruttato dalla moglie fedifraga, umiliato dal suo capufficio (uno Stormare mattatoriale), derubato dalla domestica, raggirato dal suo migliore amico, si ritrova una mattina senza volto: la sua faccia è ridotta a una maschera bianca totalmente inespressiva. Il lavoro, dietro la patina gialla (l'uomo senza volto, diventato un implacabile assassino, viene ricercato dalla polizia), nasconde dunque una favola nera, un'amara riflessione sull'America odierna e sulla perdita della sua identità. Come in THE HOLLOW MAN di Verhoeven anche qui il protagonista è di fatto invisibile, oggetto dell'indifferenza generale, ignorato fino al momento della feroce vendetta. Romero suggerisce la sua condizione attraverso pochi significativi elementi: una casa in lavorazione, senza porte e quasi vuota, l'impossibile ricerca della polizia (come si può identificare un assassino senza identità?), il ricorso alle maschere (soprattutto nella scena finale della festa in costume, in cui la confusione nell'attribuzione dei ruoli raggiunge il suo apice). Pessimista, quasi kafkiano, l'ultimo film di Romero è, al di là degli esiti, la conferma del credo artistico di questo maverick irriducibile, che ha fatto dell'indipendenza la sua bandiera e la sua personalissima croce.

Dopo dieci anni d’assenza (le riprese del travagliato La Metà Oscura iniziarono nel 1990), Romero si riaffaccia al cinema con una pellicola low-budget ispirata a Occhi senza Volto e al suo tema della mancanza d’identità, con un protagonista “non visto” che, però, vede gli altri e si vendica. Anche nella saga sugli zombi Romero rappresentava il pericolo della massificazione degli individui che priva di volto gli esseri umani e, nel suo cinema, ha spesso messo in correlazione la perdita d’identità con l’aumento della violenza (quest’opera potrebbe anche essere letta come incitamento all’aggressività per riacquistare padronanza di sé) o il tipo di ambienti con lo stato psicologico (vedi Vampyr): in questo caso designa il luogo appartamento, “precario” e da sistemare. Il film chiude su di un party eccentrico alla Club dei Mostri (pieno di esibizionisti, con i The Misfits sul palco e la bella idea del cocktail di occhi e interiora), dove la maschera lacrimante di Pierrot tenta di salvare da se stessa la figura femminile, in stile Il Fantasma dell’Opera. Peccato siano esigue le scene spaventose, l’epica melodrammatica, le inquietudini: il regista preferisce la satira, il discorso diretto, semplice e poco ambiguo (anche nel giocare fra sogno e realtà), urla i concetti sottesi anziché farli intuire dalle azioni, pur avvalendosi di dialoghi affascinanti e con pillole di saggezza. Un film più vicino al saggio psico-socio-filosofico, più attento alle gag linguistiche che al cinema, sofferente per l’impostazione abbastanza programmatica.

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