TRAMA
Un giovane ebreo di umili origini si ritrova a condurre una vita benestante con la sua fidanzata in un quartiere agiato di Londra, nella casa comprata dal padre di lei. La morte improvvisa di suo padre fa emergere emozioni contrastanti. Si reca al funerale ma poi se ne va perché è convinto che la madre, con la sua infedeltà, sia stata la causa dell’infelicità del marito. Non vuole assomigliare a sua madre, tuttavia quando incontra una cameriera ne rimane attratto.
RECENSIONI
Amore e altre catastrofi
Nella Londra contemporanea due diverse solitudini si incontrano. Lui, prossimo alle nozze, sta soffrendo per la morte del padre dopo avere rotto i rapporti con la madre, "colpevole" di avere lasciato il marito (sempre più reazionari i "giovani" presenti nei film, incapaci di accettare le scelte dei genitori). Lei ha un rapporto vacillante con un ex pugile diventato infermo dopo un incidente sul ring. Per l'opera prima, Sallie Aprahamian non punta sull'originalità. Ma se è vero che tutte le storie sono già state raccontate, ciò che conta, e fa la differenza, è lo stile, la capacità di imprimere verità ai personaggi e al loro interagire. Purtroppo in questo senso i mesti protagonisti messi in scena dalla Aprahamian scontano chilometri di pellicola affini. Soprattutto, però, risultano più tediosi che interessanti. Il film, infatti, pur iniziando con una certa freschezza grazie a un incontro casuale tra due anime alla deriva, finisce presto per cadere in tutti i cliché del genere “voglio (tradire) ma non posso”: sensi di colpa a go-go, esitazioni, dubbi, resistenze e poi sfogo della libido che determina, però, ulteriori sensi di colpa. Se questo è il poco allettante piatto forte, non va meglio con il contorno che opta per continue scene madri, alcune esagitate altre più contratte, e cupe, quanto trite, consapevolezze. Insomma, un drammone che vorrebbe farsi leggero ma ricorre a immagini banalotte (i due che come bambini riscoprono il piacere di correre mano nella mano sulla spiaggia; la libertà riassunta da una chitarra appesa al collo, come se due note sbiascicate alla bell'e meglio in mezzo a una strada potessero ridare la serenità a chi non ha il carattere adatto) e imperdonabili (ancora una "finestra di fronte" che permette a lui di spiare lei). Forse sarebbe servita una mano meno greve nel tratteggiare caratteri e situazioni, o più incline all'ironia, oppure uno sguardo meno giudicante. Invece tutti si prendono tremendamente sul serio finendo per rendere il percorso sempre più monotono e privo di mordente. A nulla vale il finale imprevedibile che ribalta fuori tempo limite le più che lecite aspettative. Tra gli interpreti, più del patibolare Paul Bettany colpisce l'inquietudine di Dan Fredenburgh.
