TRAMA
Il governo americano incarica un sicario professionista di sequestrare un industriale, milionario e di malaffare, in quanto si nasconde e/o non si riesce ad estradarlo.
RECENSIONI

Con il senno di poi, Michael Winner s’è rivelato un regista volutamente indelicato che predilige l’action non riflessivo: anche montatore, produttore e co-autore del soggetto (a partire da uno script di Bill Kirby pensato per la saga dell’ispettore Callaghan), in questo caso mette in piedi un racconto-baraonda al servizio della star Sophia Loren (incoraggiato dal marito Carlo Ponti), un miscuglio di eventi e situazioni prestati al puro spettacolo fumettistico, spesso molto grossolano, rozzo anche nelle tecniche di ripresa (professionismo di stunt e artificieri a parte) e nel commento sonoro ‘sparato’ di Gato Barbieri. La sceneggiatura del pur (altrove) bravo Gerald Wilson non è né compatta né sagace: se si aggiungono un James Coburn poco convincente (il produttore Lew Grade avrebbe voluto il solito Charles Bronson ma l’attore-giustiziere non amava dividere la scena con una donna) e una Sophia Loren che, rughe o non rughe, non ha di meglio da offrire che le sue forme (almeno, per cambiare, interpreta un ruolo da villain), non restano che il meccanico ritmo movimentato dalla violenza (il film in una scena: il bulldozer che rade al suolo la casa) e la cartolina dai Caraibi (Antigua, Marigo Bay…). Quel che manca, soprattutto, è una realizzazione che faccia almeno finta di non essere così commerciale ad ogni passo: con una scena WOW ogni dieci minuti (jeep ed elicotteri che esplodono, fra l’altro) e un nonsense talmente marcato da essere potenzialmente cercato (il gemello di James Coburn che scompare dal plot…), l’ammiccamento continuo è sintomo di ingenua manipolazione. Ultimo film di Victor Mature con breve apparizione: in generale, tutto il cast di richiamo meritava di meglio.

