Drammatico, Recensione

BLOODY KIDS

TRAMA

Due dodicenni inscenano una finta lite con tanto di sangue. Alla Polizia, però, l’uno denuncia davvero l’altro…

RECENSIONI

Nella periferia londinese i "ribelli senza causa" di Nicholas Ray (Gioventù Bruciata) hanno anche dodici anni: la freddezza e uno sconcertante calcolo malvagio immotivato (se non per attirare l'attenzione d'un poliziotto: alla ricerca di una figura paterna?) guidano il gioco crudele di un ragazzo che troverà anche un Pigmalione. Il suo compagno è tanto vittima degli eventi quanto osservatore sin troppo impassibile. La gioventù diventa criminale perché senza scopi, radici: sfoga così il bisogno di protagonismo, la rabbia implosa, i primi sintomi di alienazione in un Sistema Sociale che non entra in empatia con i suoi figli, che è probabilmente la causa di tutto (vedi l'allegorica sequenza finale, dove i due si calmano di fronte al disordine violento di un Pronto Soccorso, officina d'un Mondo peggiore di loro). Stephen Frears e il drammaturgo Stephen Poliakoff rendono speculari, in un solo sintomo di preoccupante nichilismo, due età (il bimbo in ospedale e il ribelle Pigmalione), sottolineano il nonsense dell'agire distruttivo anche grazie a un commento sonoro molto particolare (di George Fenton), che accentua la nozione di Caos contro Ordine (la Polizia), perché mescola sinfonica, new wave, disco, musica da western e psichedelia. Girato per il piccolo schermo ma distribuito nelle sale inglesi nel 1983, ha uno stile che parte con un passo sospeso, poco comunicativo, per poi accumulare le chiavi di lettura.

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