TRAMA
Link, ex alcolizzato e carcerato, ha una figlia minorenne che non vede da tempo e che ora chiede il suo aiuto perché ha ucciso il suo boyfriend criminale, nipote di un padrino del cartello.
RECENSIONI
Jean-François Richet ha il cinema statunitense nel sangue, anche se la sua opera migliore, Nemico Pubblico n. 1, funzionava nel momento in cui se ne discostava. Già chiamato a Hollywood per il rifacimento di Distretto 13: le Brigate della Morte (che Lydia, figlia di Link, guarda al cinema), torna paradossalmente per un film alla Luc Besson, con un padre-coraggio in cerca della figlia e in lotta contro il mondo criminale. A differenza delle produzioni patrie, però, l’opera non vive di azione e sparatorie, né è patetica nei sipari di riavvicinamento con la prole perduta: una sobrietà apprezzabile da un lato e poco funzionale dall’altro, nel momento in cui la polpa drammaturgica è povera e, forse, era più congeniale buttarla sul “Vi ammazzo tutti”. Mel Gibson è un animale da scena che eccelle in parti da duro dal buon cuore (per lui, Richet fa qualche citazione di Interceptor): il suo personaggio che non sorride quasi mai è magnetico ma romanzo e la sceneggiatura di Peter Craig (The Town), coadiuvato da Andrea Berloff (World Trade Center), valgono soprattutto per il personaggio fuori schema interpretato da Michael Parks, ex combattente del Vietnam che dichiara alla giovane il suo disprezzo, dall’alto dell’essere una razza in via d’estinzione, non cullata dagli agi, parte di un essere ribelli che le multinazionali annullano creandoci sopra mode di consumismo. Un piccolo lampo di genio, dissipato per seguire le traiettorie del gatto che caccia il topo che si ribella al gatto.

