Horror, Recensione, Streaming

BEN – RABBIA ANIMALE

Titolo OriginalePrimate
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2024
Genere
Durata89’
Fotografia
Montaggio
Scenografia

TRAMA

Cresciuto nell’agiatezza di una famiglia alle Hawaii, lo scimpanzé Ben contrae la rabbia da una mangusta e uccide un veterinario. Nella villa, darà la caccia ai ragazzi radunati per un party mentre il padrone di casa è via per lavoro.

RECENSIONI

Sia lodato il cinema di Johannes Roberts e Ernest Riera. Di film in film, senza pretese di originalità (qui debitori dichiarati di Cujo), ma con cura del dettaglio e creatività nei ricami, edificano macchine di suspense e terrore impagabili. Erano anni che non si provava un’angoscia così incessante, al netto dei convenevoli di rito tipici dei due autori, non interessati al messaggio ma solo a plasmare un contesto, meglio se inedito: superba, ad esempio, l’architettura della villa a tre piani con piscina integrata e la sua location alle Hawaii (ricreata nei teatri di posa di Londra con scenografie di Simon Bowles e scorci esterni dall’isola di Madeira). Ottima l’intuizione del padre sordomuto (Troy Kotsur) che introduce la lingua dei segni (utile anche con Ben) e apparecchia una delle scene più crudeli nel finale, quando entra in casa con soggettiva sorda, ignaro della figlia aggredita dal primate. Fondamentali i retroscena (i titoli di testa che svelano il passato da star dell’animale) e le piccole idee inquietanti, come Ben che comunica tramite un sintetizzatore vocale (“Lucy cattiva…”). Questione di montaggio, scelte e messinscena: il prologo di sangue e il flashback in cui Ben è trattato come un componente della famiglia iniettano da subito la tensione (i presagi dell’idrofobia germogliano nello spettatore prima che nei protagonisti); il safe place della piscina si rivela una trappola speculare alla gabbia sottomarina di 47 Metri; i vani tentativi di fuga, passando dalla testa del ragazzo frantumata sulla scogliera a varie e agghiaccianti esplosioni d’ira di Ben, si susseguono come imprevisti che negano ogni speranza alle vittime sacrificali. Su tutto vince la scelta di escludere il digitale per esaltare la presenza fisica e tangibile dello scimpanzé, affidato all’attore teatrale colombiano Miguel Torres Umba in tuta protesica, supportato da animatronica, marionette, estensioni delle braccia e lenti a contatto per gli stadi dell'infezione. Un’artigianalità che genera reazioni autentiche nel cast e rende credibile l'equilibrio tra empatia e terrore che l’animale suscita: a inorridire non sono tanto le mattanze (uno scalpo, un cranio spaccato) ma le espressioni sadiche e l’ironia di Ben (quando canzona il ragazzo morente muovendo la mandibola che gli ha strappato), unite a una lucida intelligenza (le chiavi dell’auto), intervallate da momenti spiazzanti in cui il primate sembra tornare all’innocenza, suscitando pietà.

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