TRAMA
La proletaria Maddalena fa di tutto affinché la figlia, che deve subirla, sia scelta a un provino di Cinecittà. Un uomo, per lucro, la raggira.
RECENSIONI
Luchino Visconti accetta di mettere in scena il soggetto di Cesare Zavattini solo per lavorare con Anna Magnani, cui dona l’intera scena, cercando la sua improvvisazione e cavalcando i suoi umori terragni per restituire una figura femminile continuamente in bilico fra ingenuità e scaltrezza, ansia di riscatto e amorevolezza. Con l’aiuto (anche) di Francesco Rosi alla sceneggiatura, stravolge il racconto originale, mantenendo e accentuando la descrizione sarcastica e pessimistica del mondo del cinema (di chi vi orbita intorno vendendo illusioni, non dei suoi prodotti da sogno: vedere la proiezione di Il Fiume Rosso di Howard Hawks), preferendo l’universo femminile a quello maschile e virandolo alle sue corde melodrammatiche (la guida è “L’elisir d’amore” di Donizetti), pur in un registro-cornice vicino alla commedia (il realismo alberga più in ciò che il film asserisce, piuttosto che nello spirito amaramente buffo). Un’opera che beneficia dell’abile messinscena nell’equilibrare i vari ingredienti in campo, del talento dell’attrice e dell’efficace spaccato su di un’umanità che arranca per sopravvivere. La scrittura, invece, ha alti e bassi, fra dialoghi sagaci e situazioni meno interessanti o troppo forzate ma, a colpire nel segno, non è tanto la parabola in sé quanto il disegno di tutti i caratteri. Aiuto regista Franco Zeffirelli.
