TRAMA
Un gruppo di loschi speculatori kazaki vuole scacciare dalla sua terra una potente sciamana: eppure non tutto fila liscio
RECENSIONI
Tempo ed eterno
La compagna e cosceneggiatrice di Sergej Bodrov passa alla regia e ci regala uno dei prodotti più originali del Festival. Basky è una riflessione acuta sulla modernità e sul conflitto, che della modernità è l’essenza, tra spinte verso il progresso e resistenze arcaiche: lo scontro titanico che il film ci racconta non è solo quello tra una sciamana e un gruppo di speculatori kazaki, ma piuttosto quello tra due concezioni di tempo e di natura di cui l’una e gli altri sono portatori; la Omarova sembra, a questo proposito, fare una scelta di parte ben precisa e nelle sconfinate solitudini della steppa kazaka mette in scena il trionfo di una natura magica e sotterranea, ricca di segni oscuri da interpretare, e di un tempo circolare che fagocita entro di sé ogni illusione di linearità propria del progresso, proiettato su un futuro senza limite, fissando, invece, nel presente, qui e ora, gli unici termini validi di rapporto. Pregio indiscutibile del film è il riuscire a dare a questo sostrato filosofico un’anima viva, nutrendolo della cultura di un popolo, ma senza scadere nel folklore, e riuscendo, dunque, a combinare la solennità tragica e sovrumana dello scontro titanico con una dimensione che è invece propriamente umana: la sciamana, lungi dall’essere solo una personificazione di forze “altre”, ha un volto e una fisionomia di personaggio ben definiti e la sua rabbia è quella di una donna che vede improvvisamente crollare sotto di sé non solo la propria posizione, il proprio ruolo, ma piuttosto le coordinate di un sistema etico-religioso che sono quelle della sua vita. In questo senso è ammirevole il lavoro compiuto dalla regista, questa volta aiutata in fase di sceneggiatura proprio dal marito, nella definizione del personaggio della protagonista, modellato sull’esperienza di una vera sciamana con la quale la Omarbekova è stata a contatto per vari mesi (secondo il racconto della regista, c’era stata addirittura la possibilità che la sciamana interpretasse sé stessa, prima di chiedere il permesso, poi negato, a chi sta “in alto”) per provare a penetrare una visione del mondo così diversa da quella comune. Ne esce, allora, una figura complessa e stratificata, allo stesso tempo temibile coacervo di forze arcaiche e Mater natura sempre sollecita a correre in aiuto ai propri figli.
