Drammatico, Recensione

ARGENTO VIVO (1934)

Titolo OriginaleSpitfire
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1934
Durata92’

TRAMA

In un piccolo paese di montagna vive isolata Trigger, una ragazza povera, pia ma pestifera, che s’innamora di un ingegnere sopraggiunto per la costruzione di una diga. Quando rapisce un bambino per curarlo, i compaesani la credono una strega.

RECENSIONI

Negli anni Trenta le major sfruttavano sovente le corde di Katharine Hepburn in ruoli bizzarri, preferibilmente da “maschiaccio”: in questo caso, però, hanno commesso un notevole errore nell’affidarle quello di Trigger, la santa umile, scomoda e ignorante della commedia di Lula Vollmer (anche sceneggiatrice). L’attrice ha lineamenti e modi troppo raffinati per essere credibile come misera e goffa montanara: probabilmente conscia di ciò, si trova costretta a calcare talmente i propri gesti da risultare atteggiata. Avrebbe funzionato in una commedia ma si tratta di un melodramma che punta quasi tutto sulla descrizione di questo curioso personaggio (che meritava servizio migliore): un trattamento cinematografico insufficiente, oltremodo teatrale, con sceneggiate e idilli plateali, patetismo e retorica in quantità. Anche osservato quale trattato sulla superstizione e l’ignoranza illuminate dalla fede, l’apologo è tronco, con finale inconcludente, più attento a risvolti facili, ammiccanti e pomposi che all’analisi sagace. Sarebbe stato interessante, ad esempio, mettere in evidenza la linea sottile che passa, agli occhi del volgo, fra stregoneria del demone e miracoli della santa donna (entrambe con gatto nero per amico). Fra errori grossolani (l’uomo che intima di non urlare per non svegliare l’infante, quando un’inquadratura precedente ha mostrato quest’ultimo sveglio), John Cromwell si redime con la scena cupa e tesa della “caccia alla strega”, con gli occhi inquietanti e fissi degli aguzzini che la accusano di infanticidio.

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