TRAMA
1962, Faber College: due matricole vogliono entrare in una confraternita. I membri dell’Omega le snobbano, quelli della Delta, malvisti e prossimi alla cancellazione da parte del college, le accolgono. Fra loro c’è Bluto, un vero animale.
RECENSIONI
Se il capostipite era Ridere per Ridere dell’anno precedente, sempre di John Landis, il genere demenziale (sotto-filone ‘film collegiale’) è esploso con questa prima produzione filmica del brand “National Lampoon”, nato come rivista umoristica universitaria nel 1969, diventato show teatrale interpretato, fra gli altri (Chevy Chase, Christopher Guest), anche da John Belushi (che attirò, così, l’attenzione del Saturday Night Live) e da Harold Ramis, qui co-sceneggiatore che adatta alcuni racconti scritti per la rivista da Chris Miller, basandosi su esperienze nelle confraternite sue e del produttore del “The National Lampoon Show”, Ivan Reitman. A parte il racconto che, in un efficace atto di ribellione contro il Sistema, oppone simpatici casinisti a fighetti snob e omaggia un altro manifesto di ribellione scolastica, Se… di Lindsay Anderson (con, non a caso, Malcolm McDowell), l’icona del film e del genere è il personaggio di Bluto Blutarsky (per Landis, un incrocio fra Harpo Marx e il pupazzo divoratore di Sesamo Apriti) interpretato da Belushi, animale disgustosamente divertente, puro atto dadaista, quindi “punk”, dove la componente psicologica è bandita e resta solo il trash sublime dell’atto irrazionale e primitivo in sé (ruolo che, in piccolo, accennava il Brian Dennehy di Un Gioco da Duri di Michael Ritchie dell’anno precedente). Da antologia le scene del toga party e della parata finale: “Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”.

