Drammatico, Fantascienza, Horror, IWONDERFULL, Prime Video

ALPHA

Titolo OriginaleAlpha
NazioneFrancia, Belgio
Anno Produzione2025
Durata128'
Sceneggiatura
Fotografia

TRAMA

La tredicenne Alpha torna a casa da una festa con un tatuaggio “A” sul braccio. La madre, un medico che cura i malati in una città dove si diffonde un virus che pietrifica i contagiati, teme che la figlia sia infetta.

RECENSIONI

Una casa avvolta da una luce cirrotica, la musica techno a palla e la macchina da presa che vortica tra le stanze piene di adolescenti che ballano e fumano: Alpha, ubriaca e semi incosciente, subisce l’incisione sul braccio, a mo’ di tatuaggio, della sigla del suo nome. È così che inizia il nuovo film di Julia Ducournau. È un prologo che anticipa - per tensione drammatica, costruzione dell’immagine, tono dark - la messa in scena muscolare e sensoriale. Le coordinate temporali sono blande e imprecise, l’azione si svolge verosimilmente negli anni ‘90. Un misterioso virus, di cui poco si conosce e molto si cela, evidentemente ispirato all’epidemia di HIV, sconvolge le vite di tutti. Paranoia, angoscia, psicosi dilagano. La malattia si trasmette col sangue. I corpi dei malati iniziano a perdere la loro umanità per serrarsi dentro gabbie di pietra (letteralmente), con la pelle che si sfarina in scaglie di marmo. Alpha è una ragazzina sveglia e inquieta. Vive con la madre, dottoressa tigliosa e coriacea, e uno zio piombato dal nulla tossicodipendente. A causa del tatuaggio sulla pelle potrebbe avere contratto il virus. È in attesa dei risultati delle analisi. Sospesa in un limbo, posta in una condizione di fragilità, riesce a perception e a connettersi emotivamente più in profondità rispetto ai suoi coetanei. La sequenza in cui il professore di inglese entra in classe, in lacrime, malato anche lui, tra l’indifferenza degli astanti, è emblematica della capacità di Alpha di stabilire relazioni oltre lo spazio acerbo e noncurante della giovinezza (Alpha aveva incrociato il prof. in precedenza nella sala d’attesa di un ospedale con il suo compagno ammalato, rivelando tracce di un’umanità non scontata). Guardata con sospetto dalla classe, isolata e bullizzata, dovrà far fronte non solo alle paturnie dell’adolescenza (la scena in piscina, con i compagni che scappano a causa del suo sanguinamento è già cult), ma anche alla presenza ingombrante di una madre apprensiva e soffocante, incapace di lasciare andare (il fratello) e liberarsi dai fantasmi del passato. Julia Ducournau rielabora i termini e i codici del body horror, ne riscrive le regole e ne allarga i confini: per forza emotiva e raffigurazione plastica, costruisce un immaginario da cui sarà impossibile, in futuro, prescindere. Alpha è anche, e soprattutto, un coming of age, un film sui legami e le tare familiari, sulle radici ctonie (le origini berbere praticamente sconosciute ad Alpha sono un rimosso che rivela dettagli inediti sul dolore della madre e i suoi segreti), sull’elaborazione del lutto, il senso di colpa. Alpha è un’opera di astrazioni e trasfigurazioni. È cinema intenso e pieno di nerbo, frastornante e survoltato, che cerca l’epifania e la sinfonia (la radice immagine-suono) ad ogni raccordo testuale e visivo. Memoria, orrore e poesia si incontrano in un abbraccio carico di espressività e brutalità. Formalmente impeccabile. Ducournau mette in prospettiva il piano sociale pandemico con quello strettamente privato, usa la metafora come materia viva da plasmare e sancisce la sua aura punk di narratrice e illustratrice di mondi umani e alieni, alternativi e prossimi. I corpi letteralmente marmorizzati dal virus - serrati e impietriti - segnano una delle rappresentazioni più potenti e perturbanti degli ultimi anni.

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