TRAMA
1941: la corazzata tedesca Bismarck, indistruttibile e con grande potenza di fuoco, si dirige verso l’Atlantico per attaccare i convogli inglesi. Al comando delle operazioni della marina britannica c’è un ufficiale integerrimo che nasconde un grande dolore privato.
RECENSIONI
Una partita a scacchi di strategia fra l’ammiraglio troppo sicuro di sé e in cerca di gloria della Bismarck e un comandante che reprime le emozioni e ha l’ordine di fermarlo ad ogni costo: sebbene, anche per ragioni di budget, la pellicola si chiuda troppo spesso nella “sala di comando” affidandosi ai modelli in scala per le tattiche, è indovinata l’idea di movimentare il privato dei protagonisti con un dramma psicologico di qualità (grazie alla fonte, il romanzo di C.S. Forester), che beneficia dell’ottima prova di Kenneth Moore (nell’imperturbabilità, fa trasparire le emozioni dagli sguardi). Lewis Gilbert, quando è il momento, è efficace nell’affidarsi alle battaglie navali vere e proprie, alternando modellini, effetti speciali, sequenze di repertorio e riprese dal vero: la caccia a questa macchina allegorica della superbia nazista è eccitante e ben organizzata, stante i mezzi non hollywoodiani. Inoltre, il regista non trascura di mostrare la crudezza delle ferite e l’orrore della guerra, riservandole, insolitamente, per l’equipaggio della Bismarck: non ci si aspettavano edulcorazioni da un uomo che prestò servizio nella RAF durante la Seconda Guerra Mondiale. L’intenzione è di essere i più realistici possibile attenendosi ai fatti e ingaggiando il vero corrispondente americano da Londra, Edward R. Murrow, per alcuni intermezzi di commento via radio. Paradossalmente, vista la minore consistenza del budget, è più riuscito del simile e precedente (1956) La Battaglia di Rio della Plata dei maestri Michael Powell ed Emeric Pressburger.

